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Terapia online, psicologo online, consulenza psicologica online | Psicologo Firenze




Studio Come lavoro [
Trattandosi di percorsi brevi, occorre essere efficienti, per utilizzare al meglio il tempo e i soldi che spendi venendo da me.

Per questo motivo è necessaria una buona motivazione da parte tua.

Non occorre compiere un atto di fede né abbracciare alcuna dottrina, e non devi preoccuparti di non riuscire a fare quanto ti chiederò: sarà sufficiente che tu segua accuratamente le istruzioni e poi mi riporti i risultati.

Così potremo aggiustare il tiro, se sarà necessario.

Del resto, la ricerca ha verificato che il primo e più importante fattore nella riuscita di qualsiasi percorso di cambiamento – specie in terapia – è la motivazione da parte del cliente/paziente.

Subito dopo contano le aspettative di riuscita, la competenza del terapeuta e le particolari tecniche utilizzate.

A dire il vero, in alcune forme di disturbo come quelli d'ansia, le tecniche sono importantissime. Si tratta del classico tipo di problemi da cui non si può uscire solo parlando o sfogandosi: bisogna agire diversamente.


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Prima seduta



Nel mio modo di lavorare, la prima seduta è fondamentale:

PuntoPer ottenere da te una descrizione del problema il più precisa possibile.
PuntoServe a me per capire se posso essere in grado di aiutarti.
PuntoServe a te per capire se puoi trovarti bene con me e con quanto ti proporrò.

Alcuni colleghi danno la prima seduta gratuita. Io ho scelto di non farlo. Sia perché è la più importante, sia perché posso offrire di meglio: la garanzia soddisfatto o rimborsato. A eccezione della prima, se alla fine della seduta non ti ritieni soddisfatto, non la paghi. Senza domande, senza se e senza ma.


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Sedute successive



Se esistono le condizioni per poter iniziare, già in prima seduta ti assegnerò quasi sempre delle prescrizioni comportamentali, cioè dei compiti da eseguire fino alla seduta successiva, che nella maggior parte delle volte si terrà a due settimane dalla prima.

Le sedute, infatti, sono inizialmente cadenzate ogni due settimane. Poi, man mano che si iniziano a vedere i risultati, passeremo a una ogni tre, poi una ogni mese e così via. Perciò pur trattandosi di percorsi brevi come numero di sedute, potrò seguirti per tutto il tempo necessario a completare il lavoro.

Una delle regole che ci daremo è un numero molto ridotto di sedute per iniziare a vedere dei risultati. Se entro poche sedute non dovessimo vedere ancora nessuno sblocco del problema e nessun cambiamento, preferisco assumermene la responsabilità e tirarmi indietro, per non correre il rischio di diventare complice di un problema che non sto riuscendo a risolvere. In genere è raro che succeda, ma come si dice, ogni caso e un caso.

Questa è un'altra garanzia per te, perché sebbene non si possa sapere all'inizio quanto durerà un percorso, avrai in ogni caso la certezza che non durerà più del tempo necessario, senza inutili sprechi.

È ovvio che se dopo qualche seduta il lavoro ancora non è terminato, ma ci rendiamo conto di aver imboccato la strada giusta, non sarai abbandonato, si porterà in fondo il lavoro.

Molte persone mi dicono: "Dottore, dopo la seduta con lei mi sento sempre meglio, per alcune ore o giorni!" Questo in genere è effetto placebo e non è vero cambiamento. Però è utile, perché agevola il cambiamento vero, quello che diverrà permanente. Te ne potrai accorgere facilmente, non solo perché non vivrai più come problematiche le situazioni che prima lo erano, ma perché anche in situazioni nuove, di altro tipo, riuscirai a comportarti in modo produttivo e a non provare difficoltà.

Circa una persona su cinque fra quelle che si rivolgono a me decide di interrompere il percorso dopo una, due o tre sedute, ossia i cosiddetti casi dropout.

Ciò può dipendere da varie cause: perché non si sono trovate con il metodo, che è direttivo e prescrittivo. Oppure non si sono trovate bene con me personalmente, anche questo può succedere: occorre "prendersi" per poter lavorare bene insieme. Oppure per problemi di altro tipo. In ogni caso è chiaro che se il percorso viene interrotto prima del dovuto, non si può garantire un risultato e questa, per completezza d'informazione, è una cosa che devi sapere. A volte un trattamento può durare anche una sola seduta, ma di solito non basta.

Questo è anche il motivo per cui sono scettico sulle cosiddette terapie a seduta singola: terapia breve va bene, ma se una terapia potrà essere a seduta singola o meno lo si vedrà quando è iniziata. Non lo si può stabilire in anticipo.


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Psicoterapia e consulenza online Psicoterapia e consulenza online [
Oltre ai tradizionali incontri in studio qui da me, da diversi anni sto offrendo la modalità videochiamata, tramite WhatsApp, Facebook Messenger o altre piattaforme, per eseguire trattamenti a distanza e consulenza online. Tutto ciò che ti serve è un telefono cellulare, un tablet o un personal computer con videocamera e microfono.

Confesso che anni addietro ero molto scettico sull'efficacia della consulenza e terapia a distanza. Scrissi addirittura degli articoli per spiegarne il perché. In sostanza pensavo che la mancanza della prossemica, cioè di quella componente non verbale della comunicazione che consiste nella vicinanza fisica, rendesse l'efficacia dell'intervento più limitata.

Ebbene, peccavo di presunzione. Davo per scontata una cosa senza averla messa alla prova.

Poi mi decisi a fare alcuni test e scoprii con sorpresa che l'efficacia di un intervento a distanza, in molti casi, è la stessa dell'intervento in presenza. Perciò ho iniziato a lavorare anche in questa modalità, con soddisfazione dei miei clienti e pazienti.

Oltretutto così hai la possibilità di essere seguito anche se abiti lontano da me. Persino all'estero.

Psicoterapia e consulenza online, in tutta privacy
O dall'estero, quando capita a me di viaggiare.

Con le sedute in videochiamata e la consulenza online puoi sempre mantenere la tua privacy, con un minimo di creatività: se casa tua o il tuo studio sono troppo affollati, puoi entrare in auto e mettere il cellulare sul supporto. Oppure andare in un parco pubblico e trovarti un posto tranquillo e indisturbato.


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Modelli e teorie di riferimento



I modelli d'intervento che uso più di frequente sono:

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1. Modello strategico


Il modello breve strategico è un approccio alla soluzione dei problemi psicologici in un numero limitato di sedute. L'obiettivo è eliminare i comportamenti e gli stati interni disfunzionali per i quali stai cercando assistenza, e produrre un cambiamento della tua percezione e del tuo vissuto nelle situazioni problematiche.

L'intervento strategico si focalizza fin dall'inizio sul rompere il circolo vizioso di tentate soluzioni e persistenza del problema, lavorando sul presente e non sul passato, su come funziona il problema e non sul perché esiste, sulla ricerca delle soluzioni piuttosto che delle cause.

L'obiettivo è spostare il tuo punto di vista da una posizione rigida e disfunzionale verso una più elastica e funzionale, con maggiori possibilità di scelta. L’intervento strategico è quindi attivo e prescrittivo e deve produrre risultati già dalle prime sedute. Quando ciò non avviene, è possibile modificare la strategia in base alle tue risposte e resoconti, fino a trovare quella idonea per guidarti verso i risultati desiderati.


2. Approccio comportamentale


Ragnatela – Fobia dei ragni
Quello comportamentale è uno dei più consolidati modelli d'intervento per il cambiamento, che si basa essenzialmente su due meccanismi neurofisiologici di apprendimento: l'abituazione e il rinforzo.

L'abituazione è quando impari a non rispondere, o rispondere di meno, al ripresentarsi di uno stesso stimolo. Esempio: se non hai mai bevuto alcol, il primo bicchiere della tua vita potrà farti ubriacare. Già il secondo ti farà meno effetto. E così via.

Grazie a questo fatto è possibile imparare a sopprimere volontariamente determinate risposte emotive, come quelle d'ansia, al presentarsi dello stimolo pauroso. La tecnica comportamentale per eccellenza che sfrutta questo meccanismo è l'esposizione progressiva, usata ad esempio nel trattamento delle fobie.

Il rinforzo è invece quando impari a rispondere sempre meglio a uno stimolo di ricompensa che si presenta ripetutamente. Esempio: prendere buoni voti a scuola può aumentare la motivazione allo studio.

Il rinforzo è utilissimo per accelerare l'apprendimento dei comportamenti desiderati. Ma quando tale rinforzo è punitivo anziché di ricompensa (ad es. essere sgridati) la risposta appresa è in genere meno affidabile.

Abbastanza stranamente, le tecniche comportamentali e la corrente psicologica del comportamentismo non godono di buona reputazione in ambito accademico. Sono considerate "antiquate" o "poco umane".

È troppo disumanizzante, alcuni sostengono, cambiare un comportamento o eliminare un disturbo senza averti prima fatto riflettere sui suoi significati profondi, sulle sue cause e sul perché senti quella certa emozione negativa.

Purtroppo, una certa psicologia ha bisogno di legare necessariamente il fenomeno fisico all'aspetto più intimo, perché rifiuta di considerare l'essere umano anche una macchina. Commette in sostanza l'errore opposto a quello della medicina quando si occupa solo del disturbo, senza prendere in considerazione l'uomo. La psicologia umanistica considera cioè solo gli aspetti umani e poco o nulla quelli meccanicistici (che guarda caso sono per definizione i più prevedibili).

Ma se l'obiettivo è risolvere un problema – e non fare filosofia – l'atteggiamento migliore è utilizzare ciò che serve e che funziona meglio. I tuoi clienti te ne saranno grati.

Spesso però si ha paura di ciò che è molto efficace.


3. Comunicazione persuasiva


Quadro di Omar El-Nagdi
Persuadere è definito in psicologia come far cambiare un atteggiamento a qualcuno.

L'atteggiamento è un complesso di convinzioni e valutazioni che puoi avere (o non avere) in merito a qualcosa.

Come puoi aver notato, questa definizione non riguarda ancora i comportamenti.

Infatti, persuadere non significa convincere direttamente a fare qualcosa. Da questo punto di vista la pubblicità si basa interamente sulla persuasione, perché cercando di farti cambiare atteggiamento verso un certo prodotto, o creandoti apposta un atteggiamento favorevole, si aspetta che prima o poi tu possa passare all'acquisto.

Allo stesso modo, la persuasione nel cambiamento personale ha lo scopo di farti cambiare un qualche atteggiamento ritenuto limitante, allo scopo di sbloccare le tue risorse e renderti più flessibile.

Comunicare in modo persuasivo significa quindi trasmettere messaggi, verbali e non verbali, per aiutarti ad esempio a cambiare delle convinzioni limitanti che potresti avere, come: "Non ce la faccio", "Si deve fare così perché si è sempre fatto così", "Nessuno mi ama", "Non me lo merito" ecc.

La persuasione non si basa mai su minacce o ricatti e mantiene sempre la tua capacità di decidere in piena autonomia.

Perché, come diceva Pascal, il modo migliore per convincere qualcuno è far sì che si convinca da solo.

Per questo una delle tecniche persuasive più potenti consiste nel dire: "Vorrei che tu facessi X. Però sentiti pure libero di fare come meglio credi."


4. Comunicazione ipnotica


Hypnosis – Foto di Thomas Hawk
Secondo Milton Erickson, uno dei più grandi ipnotisti clinici mai vissuti, l'ipnosi può essere definita come uno stato di attenzione focalizzata.

Quando sei concentrato su qualcosa, sei in uno stato ipnotico. Se ti stai appassionando a un film o un libro, o stai avendo una conversazione interessante con un amico, quella è già ipnosi.

Questo è il motivo per cui alcuni, estremizzando, amano dire che tutto è ipnosi. L'attenzione è una funzione mentale che ognuno di noi possiede, perciò nel momento in cui la eserciti sei già in uno stato ipnotico.

Alcuni terapeuti sostengono che anche le sensazioni e i pensieri sgradevoli o patologici possono essere considerati stati ipnotici. Pertanto, la cura consisterebbe nel de-ipnotizzarsi da quello stato.

Ovvero in una sorta di risveglio.

Ed è curioso notare come il tema del risveglio sia ricorrente nelle tradizioni mistiche e religiose di ogni epoca.

Di solito si attribuisce all'ipnosi un'aura di magia e di mistero e per certi versi può anche essere vista in questo modo. Specie nelle forme più teatrali, come l'ipnosi da palcoscenico, in cui l'operatore ti convince a metterti a quattro zampe e ad abbiare come un cagnolino, per il divertimento del pubblico.

Queste forme di ipnosi, tuttavia, non hanno niente a che vedere con l'ipnosi usata per favorire il cambiamento delle persone. L'obiettivo non è stabilire la supremazia della volontà di un essere umano su un altro.

Al contrario, si lavora in modo tale che il tuo mondo interiore ne sia arricchito, aggiungendo opzioni, risorse e possibilità.

Da questo punto di vista la comunicazione ipnotica è: 1) sia una forma di comunicazione persuasiva che può essere usata direttamente per favorire e promuovere un cambiamento; 2) oppure può essere un mezzo, un tramite per facilitare un cambiamento che sarà attuato con altri mezzi.

Nella sua forma più raffinata, la comunicazione ipnotica non ha bisogno dell'induzione di uno stato di trance formale. La cosiddetta ipnosi senza trance è infatti un modo particolare di parlare e usare i gesti, tale da indurre nell'interlocutore uno stato di trance, senza alcun bisogno del lettino o della fissazione visiva su uno stimolo monotono, come un pendolo o una spirale che gira.

L'ipnosi senza trance – altrimenti detta ipnosi conversazionale – può quindi essere usata in ogni tipo di situazione, data la sua apparenza di conversazione quasi ordinaria, che la rende adatta a contesti dove l'induzione di una trance formale sarebbe sconveniente o non appropriata (ad es. in azienda).


5. Colloquio motivazionale


Il colloquio motivazionale è un metodo sviluppato da Miller e Rollnick, a partire dal lavoro di Carl Rogers, pensato in origine per il trattamento delle dipendenze. È ancora molto in voga nel trattamento delle dipendenze come quella dal fumo (tabagismo), ma nel tempo è diventato patrimonio comune di counselor e terapeuti, che ne hanno esteso l'uso anche ad altre casistiche.

Esso può essere definito come una forma di comunicazione collaborativa orientata al cambiamento, in cui si presta particolare attenzione nell'identificare e sviluppare la tua motivazione e il tuo impegno nel raggiungimento degli obiettivi desiderati.

Il colloquio motivazionale si svolge attraverso l'esplorazione delle tue personali ragioni che ti hanno portato a desiderare il cambiamento, in un clima di accettazione non giudicante e supporto, caratteristiche proprie dell'approccio rogersiano.


6. Coaching


Non stai male, anzi. Però vorresti migliorare la tua performance in qualche campo, imparare a fare qualcosa ancora meglio.

Se questa definizione ti rappresenta, non hai bisogno di una consulenza psicologica, tanto meno di terapia. Quello che ti serve è un coach.

Può trattarsi ad esempio di:

PuntoPrestazioni sportive
PuntoStudio
PuntoAbilità interpersonali, sociali, comunicative
PuntoGestione dei rapporti interpersonali nel lavoro
PuntoParlare in pubblico
PuntoLeadership
PuntoPianificazione delle attività
PuntoGestione del rischio
PuntoAutomotivazione, disciplina, scelta delle priorità
PuntoNegoziazione, risoluzione del conflitto
PuntoProblem solving
PuntoCapacità genitoriali

Qualunque cosa tu abbia bisogno di imparare, il coaching può insegnarti a farlo meglio. Non insegnandoti direttamente ciò che ti serve, ma insegnandoti a impararlo.

Il coach non è un esperto nel campo specifico nel quale vuoi incrementare la performance, è un facilitatore del cambiamento.

C'è un'enorme differenza fra l'insegnare una materia o un'abilità e insegnarti a impararla. Il coaching può insegnarti a migliorare in qualunque cosa tu stia facendo: in altre parole, ti aiuta a imparare.


7. Dal mondo dell'informatica


Dal mondo dell'informatica e della programmazione
Persino dal mondo dell'informatica è possibile riutilizzare alcuni concetti importanti, fondamentali e applicarli al cambiamento personale.

E cosa c'entrano i computer con il cambiamento personale, potresti chiederti.

L'informatica oggi è diventata la tecnologia più importante, perché si basa sul controllo delle informazioni. E il bisogno di controllo, come dovresti ormai aver capito se mi stai seguendo, è fondamentale nell'essere umano.

Quando hai a che fare con la complessità, è basilare essere capaci di ordinarla e gestirla nel migliore dei modi, pena la confusione a vari livelli. E ciò vale sia nel trattamento dei dati, sia nel trattamento delle persone.

PuntoPiccoli cambiamenti, lavoro "agile". I sistemi complessi – come un sistema software di grandi dimensioni, ma anche come la mente di un essere umano – possono esibire grandi cambiamenti anche in seguito a piccole variazioni di un solo parametro. Perciò è necessario agire per gradi. Si progetta una piccola modifica, la si mette in atto e si osservano i risultati. Se tutto si svolge come richiesto, si procede con un'altra piccola modifica e così via.
PuntoJust in time. Si fa ciò che serve, solo quando serve. Si evita di mettere troppa carne al fuoco e ci si concentra in primo luogo sulla cosa più importante o più desiderabile che è possibile cambiare. Dopodiché si procede con quella successiva.
PuntoData hiding. Le informazioni non devono per forza essere presenti dappertutto. Anzi, per mantenere l'ordine, alcuni dati devono rimanere confinati solo nel proprio contesto di pertinenza e non essere trasmessi altrove. Ecco perché non è necessario che tu mi racconti tutto di te. Solo quanto basta.
PuntoControllo della qualità. È necessario controllare continuamente la qualità del lavoro svolto. Per questo, ad ogni tappa del lavoro che svolgeremo insieme e non solo alla fine, ti chiederò dei feedback, cioè dei riscontri su come stiamo andando e su quanto sei vicino al raggiungimento del tuo obiettivo. Inoltre, a distanza di tempo dopo la fine del trattamento (in genere 6 mesi e un anno) se me ne darai il permesso ti ricontatterò, per verificare che i risultati ottenuti si siano mantenuti.



Segreto professionale e privacy



Non ci sarebbe bisogno di dirlo, ma lo dico lo stesso. Lo psicologo è tenuto per deontologia al rigoroso segreto professionale. Perciò tutto quello che ci diremo resterà fra me e te.

L'unica eccezione è se sei minorenne. In questo caso la legge impone che i tuoi genitori siano informati dei progressi del lavoro che facciamo insieme, e ancora prima devono essere stati informati che ti sei rivolto a un professionista._


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