IL COLLOQUIO MO­TI­VA­ZIO­NA­LE

Il colloquio motivazionale è un metodo sviluppato da Miller e Rollnick, a partire dal lavoro di Carl Rogers, pensato in origine per il trattamento delle dipendenze. È ancora molto in voga nel trattamento delle dipendenze come quella dal fumo (tabagismo), ma nel tempo è diventato uno strumento di uso comune in ambito psicologico, esteso anche in casistiche diverse dalle dipendenze.
Colloquio motivazionale
Il colloquio motivazionale può essere definito come una forma di comunicazione collaborativa orientata al cambiamento, in cui si presta particolare attenzione nel favorire la tua motivazione e il tuo impegno nel raggiungimento degli obiettivi desiderati.

Il colloquio motivazionale si svolge attraverso l'esplorazione delle ragioni personali che ti hanno portato a desiderare il cambiamento, in un clima di accettazione non giudicante e supporto, caratteristiche proprie dell'approccio rogersiano.

Infatti, una delle difficoltà più comuni incontrate nel cambiamento è la discrepanza fra il dire e il fare. La persona cioè dichiara di volere un certo cambiamento, ma nei fatti non riesce a metterlo in pratica, neanche aiutato dai suggerimenti e dalle indicazioni del terapeuta o dello psicologo.

In alcuni casi tale fenomeno può essere interpretato come una forma di resistenza al cambiamento, mentre in altri può dipendere dal non aver ancora maturato una consapevolezza chiara delle ragioni per le quali stai cercando proprio quel cambiamento, cioè della tua motivazione. Vivi pertanto la questione in modo ambivalente.

Il colloquio motivazionale può dunque essere un modo molto efficace per far luce su queste motivazioni, per chiarirle a te stesso e per appurare se non siano per caso in contrasto con fattori di altro tipo, che ne inibiscono la messa in pratica.

Quando si può usare il colloquio motivazionale



Il colloquio motivazionale può essere usato nei casi in cui sia importante scoprire o mettere a fuoco le vere ragioni per le quali stai cercando un cambiamento.

Per fare un esempio, supponiamo che tu abbia una fobia della guida e te ne voglia liberare.

Vuoi questo cambiamento perché la macchina ti serve per andare a lavorare?

Oppure perché non vuoi passare per pauroso quando esci in comitiva con gli amici?

O per sentirti bene con te stesso?

O magari perché pensi: "Ho speso un sacco di soldi per prendere la patente, sarebbe un peccato se ora non la utilizzassi"?

È chiaro che ognuna di queste ragioni presuppone motivazioni diverse che, a seconda della persona che ne è portatrice, possono essere più o meno efficaci nell'innescare e sostenere il cambiamento.

Restando nell'esempio, se sei una persona molto motivata dall'aspetto economico, dire a te stesso che vuoi superare la fobia della guida per non lasciare inutilizzata la patente potrebbe funzionare. Ma se invece l'aspetto economico non occupa un posto di primo piano fra i tuoi valori personali, potrebbe essere più difficile usarlo come leva per supportare un cambiamento.

In altre parole, scoprire la reale motivazione per la quale stai cercando il cambiamento non basta: occorre anche vedere se tale motivazione è compatibile con altri aspetti del tuo funzionamento psicologico individuale.

Come dicevamo, nel trattamento delle dipendenze la messa a fuoco della motivazione è specialmente importante, perché accade di frequente che la persona inganni se stessa dicendosi: "Tanto smetto quando voglio", "Ma io non ho mica una malattia", "In fondo è solo un'occasione di divertimento". In questo modo, la persona che soffre di dipendenze racconta a se stessa di volere smettere, ma se il piacere tratto dal comportamento o dalla sostanza di cui è dipendente è più forte della motivazione a smettere, farà poca strada.

Ovviamente la motivazione non è tutto, è questione anche di disciplina. Ma se una buona motivazione intrinseca è già presente, il lavoro ne sarà grandemente facilitato._
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