Questo sito può funzionare solo con JavaScript abilitato.
Verificate nel vostro browser le opzioni di abilitazione di JavaScript.

www.giuseppesantonocito.com
Psicologo Firenze | Giuseppe Santonocito | Consulenza psicologica, Psicoterapia breve, Coaching
Il tuo
cambiamento
personale
su misura_

IN BREVE



Qui sul mio sito trovi tutte le informazioni per capire come lavoro. Puoi contattarmi, se ritieni che il mio metodo faccia per te.

PuntoPsicologo, psicoterapeuta, coach.
PuntoPsicologo del lavoro e delle organizzazioni.
PuntoSpecializzato in psicoterapia breve strategica, comportamentale e in comunicazione persuasiva interpersonale.
PuntoMi occupo da oltre 20 anni di percorsi brevi di cambiamento, consulenza e psicoterapia breve, sia in presenza nel mio studio di Signa (Firenze) che a distanza tramite consulenza online, per individui, coppie, famiglie, gruppi di lavoro.
PuntoInterventi brevi, dritti al punto, senza giri di parole o perdite di tempo.
Punto59 interventi su 100 risolti in 5 sedute o meno.
Punto82 interventi su 100 risolti in 10 sedute o meno.

Per capire come lavoro, puoi leggere questa pagina e le sezioni Chi sono, Come lavoro e Approfondimenti, raggiungibili dal menu in alto.

Puoi trovare molti video e articoli sull'argomento di tuo interesse nel mio Blog, oppure usando la funzione "Cerca" in alto a destra.

Inoltre, nel Glossario trovi il significato e la definizione di molti termini di uso comune in psicologia e psichiatria.

[

Video e Articoli Recenti

]

relazioni 08/09/22

Terapia di coppia: ci facciamo del male, però...



Coppie litigiosissime, non vanno d'accordo su nulla. Non perdono occasione per rinfacciarsi quanto l'altro sia causa della...
Leggi tutto
sessualità 02/09/22

Paura di essere gay e ansia da prestazione...



L'ansia è sempre ansia. Ma una delle sue caratteristiche, quando è molto intensa, è che può farti dubitare delle idee che avevi...
Leggi tutto
relazioni 28/08/22

Rapporto di coppia: risorsa o stampella?



L'essere umano, si sa, è un animale sociale. Non solo tendi a creare legami stretti con le altre persone, ma lo fai perché...
Leggi tutto


Leggi gli altri articoli del blog




Avere o non avere il controllo:
questo è il problema



Una delle sensazioni più sgradevoli è non avere il controllo.

Delle tue emozioni e dei tuoi impulsi, innanzitutto. Ansia, incertezza, rabbia, sbalzi d'umore. Oppure bisogno di sensazioni forti, che alla lunga però ti danneggiano.

Dei tuoi pensieri. Quei pensieri ripetitivi, preoccupanti e intrusivi che non ti lasciano mai. Sempre con te, conoscenti molesti che non riesci ad allontanare.

Delle relazioni. Non riuscire ad andare d'accordo con la persona che più ami. Oppure non riuscire a trovarla, quella persona. O magari nell'area più intima della sessualità.

Anni di lotta per ottenere quell'avanzamento di carriera o per superare quell'esame universitario così difficile.

In tutti questi esempi la parola chiave è: cambiamento. Che non significa cambiare direttamente ciò che senti. Perché concentrarti sui risultati ti distrae dal cammino necessario per arrivarci.

Il modo migliore di cambiare, piuttosto, è iniziare dalle cose che hai a portata di mano: i tuoi comportamenti.


Paura delle altezze Esempio n. 1:
fobie ed evitamento
[
Soffri d'ansia, hai paura delle altezze ed eviti come la peste quel ponte stretto e lungo vicino a cui passi tutti i giorni. Preferisci allungare il percorso e prendere quell'altro ponte, più lontano ma più largo, certamente meno spaventoso.

La tua tentata soluzione è dunque l'evitamento. Siccome attraversare quella passerella ti causa brutte sensazioni, tu vuoi evitarle e perciò scansi la passerella.

Credi, come hai sempre creduto, che se ti tieni accuratamente alla larga da tutte le sensazioni sgradevoli, queste alla fine ti lasceranno in pace, se ne andranno e starai meglio. Lo credi in perfetta buona fede, lo hai dato sempre per scontato.

Però non funziona.

La verità è che più eviti più la tua ansia si radicalizza e si rafforza. Ogni volta che eviti mandi a te stesso un messaggio allo stesso tempo silenzioso, circolare e velenoso: "Tu sei un ansioso, quindi sei costretto a evitare la paura. Perché? Perché sei un ansioso". In altre parole ti obblighi da solo, senza rendertene conto, a recitare all'infinito il ruolo di persona ansiosa. ]




Paura delle malattie - Ipocondria significa: "sotto le costole" Esempio n. 2:
paura delle malattie
[
Hai paura delle malattie, di una in particolare oppure varie. Perciò controlli continuamente il tuo stato di salute: ti ascolti, ti tocchi, ti metti alla prova, ti allarmi per ogni minimo segnale che il tuo corpo ti manda, vai spesso dal medico per farti prescrivere esami e analisi. Oppure non ci vai mai, nel timore che potrebbe davvero diagnosticarti ciò che sospetti di avere.

E ogni volta che il test fallisce, che ti tocchi quella parte del corpo per vedere se è alterata o ingrossata e invece non lo è, ogni volta che un esame viene negativo, sul momento ti senti sollevato. Ma il giorno dopo la giostra ricomincia e le preoccupazioni tornano più forti e pressanti che mai.

La tua tentata soluzione in questo caso è il controllo. Sei preoccupato che possa accaderti qualcosa di male, e quindi verifichi continuamente a che punto sei.

Nulla di più logico, vero? Dopotutto il controllo serve a questo, a essere sicuri che le cose stanno andando per il verso giusto.

E invece no.

Controllare diventa presto un'abitudine a cui non puoi più rinunciare. Perché? Di nuovo, perché sei ansioso. L'ansia aumenta il bisogno di controllo, che a sua volta ti fa aumentare l'ansia. ]




Aspettando il Principe Azzurro Esempio n. 3:
il Principe Azzurro che non arriva
[
Sei una donna e ti invaghisci sempre degli uomini sbagliati, che ti usano ma non ti danno importanza. Sembrano carini e attraenti quando li conosci. Poi ci esci insieme una volta o due e ti senti come quelli a cui hanno dato il pacco in Autogrill: la confezione era eccellente, ma dentro c'era un bel mattone.

Le tentate soluzioni applicate qui sono sostanzialmente due: la speranza e la disponibilità.

Ogni volta riparti con il cuore pieno di voglia di credere che questa sarà la volta buona, che finalmente troverai l'uomo giusto. Perché? Beh, perché pensi di meritartelo. Sei una donna buona e quindi nulla di più logico convincersi che, alla fine, i giusti vinceranno.

Perciò ti rendi disponibile. Non necessariamente o non solo alla sessualità; cerchi di mostrarti aperta e gradevole perché non vuoi causare in lui una brutta impressione.

Ma la speranza non è mai una strategia. Tutti dicono che la speranza è l'ultima a morire. Invece è vero il contrario: è la prima a dover morire, perché solo dopo che smetterai di dare così tanta importanza alla speranza potrai concentrarti su come fare, davvero, per raggiungere l'obiettivo che tanto desideri.

In secondo luogo, rendendoti immediatamente disponibile gli stai inviando messaggi sbagliati, che lo convincono che sei una "facile", che si accontenta.

E perché dare tanto a chi si accontenta di poco?

Così ragionano in molti. ]



Quando qualcosa non fa parte della soluzione, di solito fa parte del problema



Quelle illustrate negli esempi sopra sono chiamate tentate soluzioni, perché sono tentativi di risolvere un problema che non solo non funzionano: lo rendono peggiore.

Ecco perché, se davvero vuoi cambiare, devi sostituire i tuoi attuali comportamenti che non funzionano con altri più efficaci.

Inizia a fare le cose in modo nuovo, anche se all'inizio non ne sei convinto. Questo ti permetterà di sentire le situazioni problematiche in modo diverso, e quindi di cambiare punto di vista. E una volta cambiato punto di vista, nuovi e più funzionali comportamenti seguiranno.



Come ottenere il cambia­men­to?



Scala a chiocciola - Copyright Petar Miloševic, CC BY-SA 4.0 https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0, via Wikimedia Commons
Uno dei modelli di cambiamento a mio avviso più realistici è quello a spirale.

I cambiamenti, specie quelli più complessi, avvengono affrontando di nuovo gli stessi temi in modo diverso, a seconda del momento in cui ti trovi.

Cambi avanzando lungo una direzione, quella verso cui va la spirale, ed è la direzione che corrisponde ai tuoi obiettivi. E come in una spirale, puoi ritrovarti circolarmente a ripercorrere situazioni già viste. Ma il punto importante è che, man mano che progredisci, avrai appreso degli importanti strumenti, che ti serviranno per fronteggiare ogni volta meglio i punti che già conosci.

Il lavoro dello specialista in cambiamento si svolge lungo le tappe seguenti:

1.Capire come funziona il tuo problema o difficoltà (fase di diagnosi).
2Individuare i comportamenti da cambiare; di solito si tratta di tentate soluzioni, ma non sempre.
3.Aiutarti a trovare nuovi comportamenti da mettere in atto.
4.Aiutarti a gradualizzare i nuovi comportamenti, per farti abituare alla novità senza scossoni.
5.Ascoltare i risultati che stai ottenendo ed eventualmente aggiustare il tiro.
6.Una volta ottenuto il risultato, accompagnarti verso la conclusione dell'intervento.



Il tuo cambiamento personale su misura



Prima di conoscerti non è possibile stabilire se il tuo problema sarà meglio trattato con un intervento di coaching, di consulenza psicologica o di psicoterapia. Lo specialista in cambiamento è in grado di fornire ciò che serve in base al problema, ma solo dopo aver capito di quale problema si tratta.

Una volta si diceva: "Ho deciso di andare in analisi". Come fosse qualcosa di cui tutti hanno bisogno senza saperlo. Convinzione che deriva dall'assunto - sbagliato - secondo il quale tutti saremmo potenzialmente malati.

La realtà è che alcuni problemi psicologici sono in effetti delle patologie e devono quindi essere trattati attraverso la terapia. Ma altri non lo sono. Possono essere difficoltà di grado più lieve, che ti impediscono di andare avanti. In questo caso è più appropriata una consulenza psicologica, chiamata anche problem solving.

Inoltre, la differenza di intervento può essere motivata dalla gravità del problema: un lieve disturbo d'ansia può essere risolto in una o due sedute, attraverso le raccomandazioni giuste, mentre un altro più resistente potrà richiedere più tempo.

Oppure può non trattarsi dell'uno né dell'altro caso, cioè tu di base stai bene e non hai ostacoli impedenti di fronte a te. Vorresti però migliorarti in qualcosa che già stai riuscendo a fare. Ecco allora che l'intervento più adatto è il coaching, dove il coach, cioè l'allenatore, ti aiuta a esprimere tutto il tuo potenziale. In ambito professionale, di studio, sportivo, relazionale, sociale o altro.

Lo specialista in cambiamento è in grado di fornire tutte e tre le modalità di aiuto.


[

Risultati e benefici

]

Perché rivolgerti proprio a me? Spiegato in sette punti.


1/6 Parlo la tua lingua



La prima condizione necessaria per sapere se un professionista sarà in grado di aiutarti è sentirti compreso. E questo, negli interventi che faccio, avviene in prima seduta. La prima seduta è la più importante dell'intero percorso.

Di solito chi si occupa di terapia o coaching ha fatto sempre e solo quello ed è raro che abbia portato nel suo lavoro idee importanti prese da altri contesti. Per quanto mi riguarda, dopo quasi 20 anni di esperienza come psicologo e psicoterapeuta, oltre 30 anni da informatico, traduttore e interprete, parlando correntemente tre lingue e avendo vissuto diversi anni all'estero, posso dire di essere abituato a dialogare con macchine, esseri umani e culture differenti.

Per questo posso tenere sedute in italiano, portoghese e inglese.

Italiano Português English

Una delle domande che spesso mi fanno: "Ma come sei passato dall'informatica alla psicologia? Sembrano aree così diverse...".

In realtà non sono "passato a", piuttosto ho "aggiunto a" e "integrato con" quanto già sapevo.

Questa è la modalità di apprendimento corretta: ampliare il repertorio. Infatti, la nostra memoria funziona meglio per aggiunta che per sostituzione.

Inoltre, psicologia e informatica hanno più punti in comune di quanti se ne possano cogliere a prima vista.

Non solo multipli linguaggi e lingue, multiple culture e loro comprensione. Le usanze, le tradizioni, le particolari maniere di sentire, interpretare e definire la realtà proprie di ogni persona sono anch'esse lingue. Saperle parlare è comunicazione. Già il mio studio di consulenza informatica, prima ancora di iniziare a occuparmi di psicologia, si chiamava "inCom Informatica e Comunicazione".

Il mio approccio si basa interamente sulla comunicazione. Verbale, non verbale, multimodale, interculturale. Ecco perché cambiamento su misura. Non solo tagliato sulle tue necessità, ma con l'uso di strumenti che non sono soltanto quelli offerti da psicologia e psicoterapia.


2/6 Concretezza e dritto al sodo



Concretezza
A differenza di altri tipi di interventi più tradizionali, che possono durare anni o addirittura decenni, rivolgendoti a me avrai la certezza statistico/matematica che il tuo lavoro durerà solo il tempo necessario.

Lo puoi vedere più avanti, nella sezione sul mio track record.

La ricerca sull'efficacia della psicoterapia ha chiarito che i percorsi che funzionano hanno una breve durata. Quasi mai più di venti sedute.

Può sembrare un'esagerazione, eppure un esperto del cambiamento è in grado di fare una diagnosi abbastanza precisa in meno di cinque minuti. Perciò deve già avere alla mano una o più possibili linee di azione da proporre.

Altrimenti, se non riesce a essere efficace già entro la prima o la seconda seduta, che cosa farà dopo?

Un altro effetto negativo dei percorsi psicologici di lunga durata è che, purtroppo, tendono a esacerbare la rimuginazione e l'ossessività. Una delle trappole fondamentali in cui potresti cadere, infatti, è pensare che se ragioni abbastanza su un problema, alla fine lo risolverai. E purtroppo alcuni approcci incentivano tale fenomeno.

Nei problemi che richiedono una logica lineare, come quelli logico-matematici, ragionare è appropriato. Ma in quelli psicologici c'è quasi sempre alla base un qualche meccanismo perverso di tipo circolare. Perciò ragionare non solo ti fa girare in tondo inutilmente, alla lunga ti scoraggia e ti spinge alla rinuncia.

Ecco perché, spezzare i circoli viziosi cambiando i comportamenti, viene prima di qualunque altra cosa.

Sempre sul versante clinico, altri approcci vanno sotto il nome di cognitivo-comportamentale. Tuttavia, l'etichetta "cognitivo-comportamentale" comprende una pletora di orientamenti diversi che si distaccano parecchio da quello iniziale, messo a punto da Beck ed Ellis.

Sono approcci in generale di breve durata, e questo va bene. Sono approcci validati empiricamente e va benissimo. Ma se dici "terapia cognitivo-comportamentale" non hai ancora detto nulla. Devi specificare, appunto, se è un approccio alla Beck & Ellis, oppure se è post-razionalista, costruttivista, basato sulla mindfulness, se è dialettico-comportamentale, se è una acceptance and committment therapy, oppure terapia basata sulla compassione.

In generale, per non sbagliare, la cosa migliore che puoi fare quando ti rivolgi a un professionista è chiedere la percentuale dei casi risolti per il problema che ti interessa.

Altri punti critici dei percorsi che durano più del dovuto:

PuntoAlimenti un atteggiamento improduttivo che consiste nel guardarti troppo dentro, invece di focalizzarti sul cambiare innanzitutto i tuoi comportamenti, cioè sull'esterno.
PuntoQuando lasci passare troppo tempo prima di sbloccare una cambiamento che non arriva, alla fine succede che perdi fiducia nel trattamento e nel professionista. Potresti persino andare incontro a un ulteriore abbassamento del tono dell'umore e del senso di impotenza.
PuntoDiventi meno autonomo. Quella con il professionista finisce per diventare un'amicizia a pagamento, hai difficoltà a interrompere il trattamento, aumenti la tua dipendenza e non impari a camminare sulle tue gambe.
PuntoMentre ti prepari alla vita, la vita va avanti... e il tempo passa. E alcune occasioni arrivano una volta soltanto.


3/6 Cosa NON basta in terapia



Ventaglio di strategie
In ambito clinico si dà a volte per scontato che per far funzionare una terapia basta una cosa, da usare sempre, in ogni caso. La realtà è che gli strumenti possono servire o meno. Dipende da cosa devi farci. Il terapeuta migliore, dal mio punto di vista, è quello con il miglior repertorio di strategie efficaci per il cambiamento, quello più flessibile, quello con la cassetta degli attrezzi più fornita.

Sia da insegnare al paziente, sia da usare per comunicare con il paziente.

Alcuni approcci d'intervento si basano interamente o quasi su una delle seguenti classi di strumenti, ma secondo la mia esperienza occorre saperli usare tutti. Dipende da quando servono.

Se usi sempre e soltanto una cosa, perché è l'unica che sai usare bene, il rischio è quello di ritrovarti nella classica situazione dove l'unico utensile che hai è un martello, e quindi devi trattare per forza tutto come se fosse un chiodo.

Diventi cioè meno adattabile e meno flessibile.

PuntoL'empatia da sola non basta. Renderti conto che il professionista ti capisce e ha capito il tuo problema, è fondamentale. Ma in molti casi non sufficiente. Capire uno stato di cose non è di per sé garanzia di poterlo risolvere. Così come sapere che la tua lavastoviglie ha la pompa di scarico rotta non basta, se non sai come cambiarla. Alcuni approcci si basano sull'assunto che l'empatia da sola risolva tutto. Purtroppo non è così.
PuntoL'insight da solo non basta. Anche se hai imparato più cose del terapeuta sul tuo mondo emotivo e anche se puoi descriverlo in linguaggio appropriato, non puoi cambiare se non sai cosa fare e soprattutto cosa NON fare. Alcuni approcci danno all'insight - cioè la consapevolezza delle proprie emozioni e motivazioni - una grande importanza come fattore di cambiamento. Ma di nuovo, la conoscenza da sola non è sufficiente. Anzi, a volte non è nemmeno necessaria.
PuntoPer motivi del tutto simili, le interminabili ricerche su internet che fai, nella speranza di capire l'origine dei tuoi guai, non bastano e possono anzi aggravare le rimuginazioni. Riflettere troppo è una delle tentate soluzioni più comuni. "Guardarsi dentro rende ciechi" diceva Watzlawick.
PuntoLa razionalità di per sé non basta. L'ingenuità del voler portare un paziente sulla "retta via", le interminabili discussioni su quali sono i pensieri "giusti" e quelli "sbagliati", non servono a nulla. Il cambiamento, almeno in fase iniziale, dovrebbe concentrarsi più sui comportamenti che sui pensieri.
PuntoIl cosiddetto pensiero positivo e le autoaffermazioni, non bastano. Possono anzi essere nocive. Più di uno studio ha chiarito che ripetersi continuamente: "Ce la posso fare", "Andrà tutto bene" e simili ha effetti positivi solo sulle persone che già hanno un'alta autostima! Chi ha un'autostima traballante, invece, sta peggio, perché a un livello più o meno consapevole si rende conto che sta solo ingannando se stesso.
PuntoSapere la storia della tua famiglia e dei tuoi antenati fino alla quinta generazione, non basta. In alcuni approcci si dà una certa importanza a questi aspetti di archeologia familiare, ma nella mia esperienza si tratta di nozioni secondarie e non indispensabili per mettere in moto un cambiamento. È sempre la stessa, illusoria tentazione: se capisco da dove viene il mio problema, potrò cambiare. La tentazione di concentrarsi sui perché, invece che sul cosa e sul come, è dura a morire.
PuntoRipercorrere e rivivere i traumi passati, veri o immaginati, non basta e può persino diventare controproducente. Un'eccezione è il disturbo da stress post-traumatico vero e proprio, la cui terapia efficace ha effettivamente bisogno di far ritornare la persona sui vissuti disturbanti. Diversamente non occorre soffrire più del dovuto.
PuntoSfogarsi, di per sé non basta. Sul momento può farti bene, ma spesso non risolve. Specialmente quando è coinvolta l'ansia, parlare del tuo problema e socializzarlo di solito lo aggrava. Ecco perché personalmente sono molto scettico sui gruppi di terapia per l'ansia: si mettono insieme un numero di persone ansiose che si rimbalzano le proprie paure e preoccupazioni le une con le altre, amplificandole.
PuntoParlare non basta. Uno dei malintesi più frequenti è che una bella "chiacchierata" potrà farti solo del bene. Ma la chiacchierata puoi farla anche con un amico o con tua zia. Non è il parlare che fa la differenza, specie per i problemi più subdoli e resistenti. Parlare non è sufficiente, se poi non ricevi indicazioni precise e dettagliate su cosa fare o non fare. Le persone si rivolgono a un professionista perché si aspettano di ricevere suggerimenti diretti e mirati, non solo di intrattenere un'interessante conversazione. Ciò è particolarmente vero per i disturbi ossessivi, considerati la bestia nera dei terapeuti e per risolvere i quali, oltre alla motivazione da parte del paziente, occorrono tecniche efficaci. Non esci da un disturbo ossessivo di una certa gravità solo parlando.
PuntoTuttavia, persino le tecniche, da sole, non bastano. I modelli come quello strategico si basano molto sulle tecniche, ma se non si fa attenzione possono diventare freddi e impersonali. Ecco perché mi capita di ricevere persone che hanno fatto in precedenza altri percorsi, dove hanno percepito il professionista come troppo distaccato, quasi "robotizzato". Questo inconveniente esiste anche in caso di forti resistenze al cambiamento e nei disturbi di personalità, dove la persona non esegue quanto gli viene suggerito. Pertanto, basare un progetto di cambiamento su dei compiti che tanto non verranno messi in atto, sarebbe fallimentare in partenza.



4/6 Track record (successo dei casi trattati)



Distribuzione numero di sedute per intervento È sempre più importante controllare la qualità del lavoro del professionista a cui ti rivolgi.

Perciò qui puoi trovare alcuni numeri utili per comprendere l'efficacia (capacità di risolvere un problema) e l'efficienza (velocità con cui si risolve un problema) dei miei interventi.

I dati sono relativi a circa 500 casi da me trattati a luglio 2021, in tutti gli ambiti: psicoterapia, consulenza psicologica, coaching.

Il grafico a barre mostra quale percentuale di interventi sono durati un certo numero di sedute. Ogni barra rappresenta il numero di sedute: fino a 5, fino a 10, fino a 15, fino a 20, maggiore di 20. L'altezza delle barre rappresenta invece quanti interventi hanno avuto quella durata, in percentuale.

Quindi il 59% degli interventi sono durati 5 sedute o meno, il 23% sono durati 10 sedute o meno e così via.

Sommando le percentuali riportate al di sopra delle prime due barre da sinistra, è facile vedere come il grosso degli interventi, cioè l'82%, si è risolto in 10 sedute o meno.

L'esito degli interventi è stabilito con una valutazione spontanea da parte del cliente/paziente, chiedendogli di scegliere la definizione secondo lui più adatta fra quelle seguenti, in due momenti: alla fine della terapia e dopo circa un anno:

1.Problema risolto
2.Molto migliorato
3.Migliorato
4.Invariato
5.Peggiorato

La percentuale di casi compresi nelle categorie 1, 2, e 3 è risultata del 90%. In altre parole, il 90% dei casi trattati si è concluso in modo risolutivo, molto migliorato o migliorato e tale risultato si è mantenuto a distanza di un anno.

È importante notare che nei casi clinici nessun paziente ha mai riportato un peggioramento rispetto alle condizioni iniziali, anche se potrebbe accadere, perché a differenza dei trattamenti placebo la psicoterapia, proprio come qualsiasi farmaco efficace, può talvolta sortire effetti avversi.

Inoltre, persino nei casi di dropout, ovvero quando il paziente decide unilateralmente di interrompere il trattamento dopo una, due o tre sedute, si sono potuti riscontrare miglioramenti apprezzabili in circa il 20% dei casi.

Di seguito puoi vedere inoltre un grafico a cerchi con i risultati per tipologia di problema, con al centro la percentuale di esiti positivi:

90%

Disturbi d'ansia di tipo fobico
79%

Disturbi d'ansia di tipo ossessivo
84%

Disturbi del comportamento alimentare
89%

Disturbi sessuali
93%

Disturbi dell'umore (depressione)
80%

Problemi relazionali
82%

Preadolescenza Adolescenza
95%

Dipendenza senza sostanze
75%

Disturbi di personalità
94%

Disturbi del controllo degli impulsi
89%

Coaching sportivo
87%

Coaching professionale e nello studio





5/6 Mi occupo esclusiva­men­te di cambia­men­to personale



Pur essendomi formato in ambiti diversi, oggi mi occupo solo di cambiamento personale.

Molti psicologi fanno perizie legali, lavorano con le scuole, sono educatori, tengono di continuo convegni, viaggiano spesso, fanno consulenza psicologica sul design d'arredo, sul marketing e altro ancora. Niente di male, intendiamoci.

Tuttavia, nel tempo ho maturato la convinzione che la chiave per svolgere al meglio il proprio lavoro, qualsiasi lavoro, consiste nella specializzazione.

Ecco perché piuttosto che continuare a portare avanti varie linee di attività come facevo in passato, ho preferito sacrificare le altre - che ancora amo e coltivo come interesse personale - e focalizzarmi su un singolo punto: i tuoi obiettivi di cambiamento. Per te o per il gruppo di cui fai parte: coppia, famiglia, squadra, gruppo di lavoro.

Perché per agire al meglio occorre avere l'esperienza più ampia possibile in quel campo. E per questo, dato che la giornata è di 24 ore, occorre sacrificare qualcosa.


6/6 Quando può non essere consigliabile venire da me?



Se cerchi risultati, hai trovato la persona giusta. Ma solo se cerchi risultati. Può sembrare scontato, eppure quello che alcuni vogliono, in realtà, non è il cambiamento. È continuare a tenersi il problema senza più soffrire.

Per quanto riguarda l'età, quando sono coinvolti bambini preferisco se possibile lavorare con i genitori, perché grazie al legame forte che genitori e figli già hanno, si riesce a risparmiare tempo. Perciò preferisco convocare i genitori, almeno in prima battuta, e ascoltare loro. Questo è chiamato intervento indiretto.

Le persone anziane a volte non sono motivate a cambiare, oppure presentano difficoltà cognitive o di altro genere che possono rendere più arduo un lavoro psicologico. Ma ogni caso è un caso a sé. Un incontro conoscitivo può certo essere fatto e da lì decidere cosa è più indicato.

Inoltre, per le persone che presentano quadri psicotici possono essere più indicate altre figure professionali (ad es. psichiatra).


Libro: I miti del sesso



Di Giuseppe Santonocito, a cura di Armando de Vincentiis - Ed. C1V Edizioni
I miti del sesso
La sessualità è una delle aree più importanti della vita e fra quelle più a rischio d'insorgenza di disturbi clinici che, insieme all'ansia patologica, sono i più diffusi al mondo.

È un caso che questo sia anche il territorio in cui credenze non dimostrate, miti e superstizioni la fanno da padroni? Esiste un denominatore comune, un filo rosso alla base di tutte o gran parte delle convinzioni che hai dato finora per scontate?

Cosa lega l'atteggiamento mentale dell'uomo convinto di dover esibire una sessualità instancabile e a comando, a quello della donna preoccupata perché non riesce a trovarsi il punto G?

Perché esistono somiglianze fra il pensiero di chi crede che in coppia l'orgasmo debba essere un evento simultaneo, per avere un reale valore, e quello dei cultori dello squirting? E ancora: come mai alcuni sostengono che la bisessualità non esiste, a dispetto di quanti invece affermano che sentirsi attratti verso persone di entrambi i sessi per loro è la norma?

A questi e altri interrogativi troverai risposte semplici e al tempo stesso rigorose, utilizzando la scienza psicologica come chiave di interpretazione.

PuntoAcquistalo direttamente da C1V Edizioni.


Libro: L'alienazione parentale: Sindrome o processo?



Di Giuseppe Santonocito e altri autori, a cura di Armando de Vincentiis - Ed. C1V Edizioni
L'alienazione parentale: Sindrome o processo?
L’alienazione parentale, che consiste nel tentativo da parte di un genitore di allontanare i figli dall'altro genitore, è un fenomeno che può essere letto in vari modi.

Qual è la sua corretta definizione?

Si tratta di una patologia della relazione fra i genitori oppure è la manifestazione di aspetti settari e divisivi in seno alla società?

Può essere considerato come una forma di malattia mentale del genitore alienante?

Quali sono gli aspetti legali implicati nell'alienazione parentale?

Il libro cerca di dare risposta a queste e altre domande, in modo equilibrato e prendendo in considerazione la posizione dello psicologo, del giurista e quella medica.

PuntoAcquistalo direttamente da C1V Edizioni.

Contatti


Se vuoi essere ricontattato, scrivimi una email oppure riempi e invia il modulo sotto.

Se vuoi contattarmi direttamente, puoi telefonarmi o scrivermi su WhatsApp.



+39 329 4073565


info@giuseppesantonocito.com


WhatsApp




STUDIO PRIVATO
Via della Manifattura 7/a - 50058 Signa, Firenze

Vedi le mie recensioni su Google Maps

Scrivimi una recensione!



(i campi contrassegnati dall'asterisco sono richiesti)

Nome: (*)
Cognome: (*)
La tua email: (*)
Richiesta: (*)
Note:








Giuseppe Santonocito su Medicitalia

Trova le risposte date da Giuseppe Santonocito agli utenti online di Medicitalia.it











_CONDIVIDI





Utilizziamo i cookies ai sensi del Regolamento (UE) 2016/679 (GDPR), aggiornato dal Provvedimento n. 231 del GPDP del 10/06/21, per rendere più personale la tua esperienza di navigazione.

I cookies non obbligatori sono sempre disattivati.

Clicca su "Ok" per continuare la navigazione.

Ok

Cliccare qui per ulteriori informazioni