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Ormesi: ciò che non uccide rende più forti

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Ormesi: ciò che non uccide rende più forti

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psicoterapia – 16/01/22

Ognuno di noi è continuamente combattuto fra due esigenze opposte: quella di risparmiare energie, economizzare e restare al sicuro, e quella di spingersi fuori, esplorare, allenarsi a superare le difficoltà e diventare più forte.

Ma qual è il giusto equilibrio?

E cosa c'entrano in tutto questo il gas radioattivo radon, Lucrezia Borgia e Hellraiser?



Nietzsche, il primo e più grande psicologo della storia, diceva che ciò che non uccide rende più forti.

Questo principio lo puoi vedere in azione:

- Nel tuo fisico: se non ti alleni perdi muscolatura, già a cominciare dalla fine dell'adolescenza; e se hai muscoli deboli ti fai male più facilmente, ti ammali di più e vivi di meno.

- Nel carattere: se non ti sottoponi regolarmente a dei piccoli stress, sociali, relazionali e professionali, diventi fragile e timoroso.

- Nella psicoterapia: se non contrasti attivamente la tendenza a lasciarti andare e a cedere a ciò che l'ansia o la depressione ti dicono di fare, peggiori continuamente.

Come essere umano, sei stato destinato dall'evoluzione a un processo di apprendimento e adattamento continuo.

Ma spesso devi essere tu, come persona, a darti da fare, ad attivarti, a sottoporti volontariamente a degli stimoli nuovi e un po' destabilizzanti, perché solo così puoi migliorare e adattarti.

Perché impari solo dagli errori. Non da ciò che già sai fare bene.

Ora, in fisiologia esiste un fenomeno, chiamato ormesi, parola che deriva dal greco "ormao", cioè stimolazione.

I corpi inanimati, quando sono sottoposti a stress, o resistono o si rompono.

Se tu prendi una tazzina di ceramica e la fai cadere sul pavimento da un centimetro di altezza, non succede nulla. Ma se aumenti gradualmente l'altezza, alla fine la tazzina si rompe.

Gli esseri viventi funzionano invece in modo diverso: di fronte agli stimoli stressanti molto forti, possono rompersi, ma se lo stimolo è invece di modesta entità, di solito diventano meno fragili.

Sono cioè antifragili, come dice Nassim Taleb nel libro che ha proprio questo titolo.

Se non ti uccide, ti rende più forte.

Hai presente le storie che si raccontano su Lucrezia Borgia, che avvelenava i suoi nemici, e loro, che per diventare insensibili al veleno si abituavano a prenderne a piccole dosi?

Che siano storie vere o solo congetture ha poca importanza, quello che importa è il principio: se tu ti abitui a una cosa che a grandi dosi può essere letale, a piccole dosi probabilmente ti renderà più forte.

Perché ti più in grado, le volte successive, di sopportare una dose ancora maggiore.

Qualsiasi tipo di allenamento fisico sfrutta il fenomeno adattivo o adattativo dell'ormesi.

Se fai pesi, in palestra, e sollevi 10 kg oggi, a forza di allentarti puoi arrivare a sollevarne 15, poi 20 e così via.

E se fai pesi - nel modo giusto ovviamente, senza sovraccaricarti né farti male - non solo i muscoli, anche le tue ossa sono sollecitate e si rafforzano.

Cosa che non avviene o avviene molto di meno se vai ad esempio in bicicletta o fai nuoto.

Allo stesso modo, se hai una fobia, chessò, di passare sulle grate del marciapiede (alcuni ce l'hanno davvero; le fobie possono essere stranissime), se tu ti abitui prima a passare vicino, alle grate, poi a pestarle per un cm, poi con mezzo piede, poi con il piede intero, e così via, alla fine potrai imparare a passarci sopra senza problemi.

Ma all'inizio sentirai disagio. Cioè lo stimolo ti risulterà spiacevole. Ed è quello il momento preciso che fa la differenza fra il paziente che guarisce e quello che resta dov'è: se tu ti imponi di sopportare la sofferenza a piccole dosi, allora migliori. Altrimenti...

Hai presente quella saga di film dell'orrore degli anni 80, Hellraiser, ecco in una delle puntate c'è il protagonista, Pinhead, quello con tutti i chiodi infilati in testa, mentre tortura qualcuno che soffre terribilmente, gli dice: "Non lasciamo che tutto questo dolore vada sprecato".

Ecco: non sprechiamo il dolore, ma utilizziamolo.

Nella vita puoi soffrire solo per due ragioni: o perché stai subendo ciò che ti fa soffrire, oppure perché stai lavorando per superarlo e migliorare la tua condizione.

Tanto vale soffrire per il secondo motivo.

Un'altra manifestazione dell'ormesi la puoi vedere nell'effetto che il radon, il gas radioattivo che fuoriesce naturalmente dal terreno, ha sulle persone.

Nelle miniere, i minatori che lavorano sottoterra sono esposti ad alte dosi di questo gas e infatti mostrano un'incidenza di cancro al polmone più alte della media. Perché il radon è cancerogeno ad alte dosi.

Essendo più pesante dell'aria, però, quando affiora in superficie si accumula sui pavimenti delle case.

E gli abitanti delle zone sottoposti all'effetto dell'accumulo naturale del radon nelle loro case, in misura però molto inferiore rispetto ai minatori, hanno un'incidenza del cancro al polmone inferiore alla media: perché evidentemente l'organismo è stimolato dalla radioattività a fortificarsi.

Ciò che non ti uccide rende più forti.

Dunque, qual è il giusto equilibrio?

Qual è il confine fra uno stimolo sgradevole, ma utile, e uno troppo intenso, addirittura dannoso?

Puoi capirlo facilmente in due modi.

Il primo è basandoti sull'esperienza di chi è del mestiere.

Se vai in palestra, sarà l'istruttore all'inizio ad aiutarti a capire fino a dove puoi arrivare senza farti male. Poi una volta imparato, potrai regolarti da solo.

Se vai in terapia, sarà il terapeuta ad aiutarti a dosare gli stimoli spiacevoli in modo che siano abbastanza intensi da essere efficaci, ma non così intensi da scoraggiarti e farti desistere.

Se invece ti trovi di fronte a una situazione nuova, la cosa migliore è fare piccoli esperimenti. Se ti senti a disagio, vedi se riesci a sopportarlo senza scappare troppo presto. Cerca di mettere ogni volta un piedino fuori dalla tua zona di comfort, e poi aspetta prima di vedere gli effetti.

Perché molte volte i benefici non sono istantanei. Ed ecco perché, se fai da solo, potrebbe volerci più tempo. E il tempo si sa, è la cosa più preziosa che abbiamo.

Se dopo un po' noterai che in quella situazione ti senti più forte, più disinvolto e meno preoccupato, allora saprai che è la strada giusta.

Se ad esempio sei timido e non ti senti a tuo agio nel prendere la parola quando sei in un gruppo di amici o di fronte a un pubblico di persone sconosciute, tu prova lo stesso a dire qualcosa.

Non occorre granché, basta che non te ne resti a subire passivamente la tua timidezza.

Se farai anche solo un sorriso e pronuncerai due parole di circostanza, e non morirai per averlo fatto, avrai la prova più convincente che era una cosa che potevi fare. Su quell'esperienza potrai costruire ancora, spingendoti un po' più avanti, e così via.

L'importante è non soffrire subendo, ma mettendo a buon frutto la sofferenza.

"Non lasciamo che tutto questo dolore vada sprecato"._

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