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Sei stato poco amato da bambino. Cosa fare?

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Sei stato poco amato da bambino. Cosa fare?

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relazioni - 29/12/21

Alcuni di noi hanno avuto la fortuna di essere amati durante l'infanzia. Altri non sono stati così fortunati e si portano dietro la convinzione di non poter essere amati, che rende difficili le relazioni. Cosa fare? Nel video ti do tre suggerimenti.



Quanto è importante essere stati amati da bambini?

Inutile girarci intorno: è importantissimo. Non tanto l'essere stato amato, ma l'aver sentito di esserlo stato. La psicologia è questione di percezioni. Lo stesso amore ricevuto, a te magari può essere bastato, oppure potrebbe essere stato decisamente insufficiente, per qualcun altro.

Se è stato sufficiente, è come una dote, una ricca eredità che ti accompagnerà sempre e ti aiuterà ovunque nelle relazioni: quelle intime, quelle di amicizia, nella tua professione.

Gli psicologi hanno elaborato varie teorie, la più nota delle quali è la teoria dell'attaccamento, per cercare di capire perché alcuni hanno difficoltà così grandi nelle relazioni.

In Brasile esiste un'espressione piuttosto dura, ma efficacissima, "mal amado", che significa "amato male" e che è usata solitamente come insulto, quando litighi con una persona aspra e dura che mostra, per l'appunto, di mancare di sensibilità, di non aver ricevuto abbastanza amore durante l'infanzia.

Se hai sentito di essere stato amato da bambino, sei molto fortunato. La prima infanzia è uno di quei periodi di durata limitata, una finestra all'interno della quale puoi imparare determinate cose.

Ma se non hai imparato fin da piccolo che qualcun altro ti può amare, potresti avere grosse difficoltà, da adulto, nel credere che ciò sia possibile.

Trovi magari una persona che ti ama pazzamente, che farebbe follie e si fa in quattro per te, ma dentro senti sempre quella vocina incredula, quello scettico dentro che ti dice: "Non è vero. Non può amarti, perché tu non puoi essere amato".

Ti potrà allora venire il dubbio che è colpa tua, che sei tutto sbagliato, che hai qualche difetto di fabbrica, che ti rende inadatto a questo mondo.

Ma è davvero colpa tua?

No, primo perché non hai scelto tu di venire al mondo. E poi perché non hai scelto tu da chi essere o non essere amato. Non hai scelto tu i tuoi genitori. A meno che tu non creda alla teoria del karma, secondo la quale l'anima si reincarna proprio per scontare le colpe del passato, e quindi si sceglie anche la famiglia in cui rinascere. In modo da poter soffrire a sufficienza.

Eh, le religioni sono brave con il senso di colpa.

Ma spesso non è neanche colpa dei tuoi genitori. Quel proverbio siciliano: "Il pesce puzza dalla testa", è un modo un po' bizzarro e poco comprensibile per ridefinire il peccato originale biblico, ovvero le colpe dei genitori ricadono sui figli.

Ad alcuni genitori, specie vecchio stampo, è stato insegnato a loro volta a non manifestare troppo amore. Le nonne di una volta dicevano che i bambini vanno baciati solo quando dormono. Pensa un po'.

Quindi, se anche i tuoi genitori sono cresciuti in un ambiente simile, molto facilmente possono aver riservato a te lo stesso trattamento. Non per cattiveria, ma per mancanza di alternative. Per mancanza di altre opzioni. Ti hanno dato quello che potevano darti, non quello che nemmeno loro avevano ricevuto.

In ogni caso le conseguenze di tutto questo, che ti stai portando dentro tu, non sono propriamente definibili come "colpe". Sono, appunto, delle conseguenze.

La parola "colpa" viene da usarla quando c'è di mezzo della sofferenza. Negli incidenti stradali, ad esempio. Gli incidenti sul lavoro. L'omicidio colposo. Ma sono a ben vedere delle conseguenze. Spesso nemmeno volute.

Se una palla da biliardo ne colpisce un'altra, e questa va in buca, non è una colpa: è una conseguenza. Ma lì è facile capirlo, perché nessuno si è fatto male.

A meno che la palla non schizzi fuori dal tavolo da biliardo e finisca in fronte al tizio che sta guardando la partita. Allora il malcapitato griderà: "È colpa tua!"

Come puoi fare a superare gli effetti della mancanza di affetto durante l'infanzia?

Ti do tre suggerimenti.

1/3 Innanzitutto liberandoti dall'idea di colpa. Ciò che ti è successo non è una colpa da espiare. Non è un masso da portare sulla schiena. Non è colpa tua, né dei tuoi genitori. È stata una catena di eventi, che viene da lontano, da ben prima di te e di loro e che ha prodotto delle conseguenze.

Certo, se risali abbastanza indietro nel tempo, puoi sempre arrivare a quella buffa conclusione secondo la quale la vita è una malattia mortale, trasmessa geneticamente. Sarà sempre "colpa" di qualcuno.

Di Dio, al limite, che ha voluto tutto questo circo.

2/3 Un'altra lezione da imparare è che occorre vivere in accordo con le leggi della natura. Può sembrare una frase fatta, orientaleggiante e new age. Ma in realtà è molto terra-terra.

Se tu non ti sei sentito amato come bambino e quindi non senti di poter essere amato oggi, hai un blocco. Una rigidità che ti impedisce di vivere in accordo con la legge di natura secondo la quale è normale amare e quindi anche essere amati.

Pensaci un attimo: se tu puoi amare qualcuno, perché qualcun altro non dovrebbe poter amare te?

Il modo migliore per arrivare a sentirlo (non solo a capirlo) è andare d'accordo con le forze più grandi di te: le leggi di natura. Assecondandole e utilizzandole a tuo vantaggio. Come il surfista, che si adatta alle onde e le utilizza per farsi trasportare dove vuole lui. Non cercando di cambiarle. Non può un uomo solo cambiare il corso delle onde. Però può utilizzarle. Come il fuoco, i grandi corsi d'acqua. La forza di gravità. Non serve combattere queste cose, perché puoi utilizzarle.

3/3 Un terzo modo semplice è chiederti cosa faresti se non avessi questo problema. Chiediti: "Come mi comporterei, se fossi stato sempre amato?" E poi mettilo in pratica. Andando incontro all'altra persona. Rendendoti conto che erigendo barriere, mostrandoti acido e arido e non permettendo agli altri di volerti bene, stai facendo loro un torto. E stai remando contro le leggi di natura.

Magari all'inizio non sentirai che l'altro ti vuole bene. Però ci puoi arrivare prima con il pensiero. Lo osservi e lo capisci perché hai un'intelligenza.

Allora, man mano che ti immergi in questa che all'inizio è una finzione, ci fai l'abitudine. E alla fine la rendi vera.

Impara a comportarti "come se" e piano piano diventerà sempre più la tua realtà._


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