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Mindfulness: Funziona? È adatta a te?

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Mindfulness: Funziona? È adatta a te?

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psicoterapia - 04/01/22

Sebbene possa essere molto efficace, è necessario verificare che non abbia effetti negativi. La mindfulness per uso terapeutico, spiegata in 4:30 minuti.



Una delle forme più semplici di meditazione, la mindfulness, è usata anche come forma di psicoterapia. Ma funziona sempre? E soprattutto, va bene per te?

La parola "mindfulness" significa "consapevolezza" ed è una delle forme di meditazione oggi più diffuse.

Si chiama "consapevolezza" perché, quando la pratichi, cerchi di percepire l'esperienza di quello che ti succede nel momento presente, e solo nel momento presente, quindi senza ricordare e senza andare al futuro con l'immaginazione.

E senza giudicare in alcun modo quello che stai sentendo o pensando.

Imparando a diventare più presente e sviluppando l'atteggiamento non giudicante, puoi raggiungere gradualmente uno stato di benessere, stato che poi si diffonderà e ti accompagnerà nella vita di tutti i giorni, anche quando non stai meditando.

Potrai scoprire così di essere improvvisamente più capace di controllare le tue emozioni e i pensieri negativi.

È bene dire subito che, come altre pratiche meditative, la mindfulness non può essere considerata una psicoterapia a se stante.

Ma può essere terapeutica, se usata nel contesto di un percorso psicologico, insieme ad altre manovre o tecniche.

Come funziona la tecnica di base della mindfulness


Se ad esempio ti stai concentrando sul respiro, dovresti rimanere con la mente solo sul respiro. Se ti viene da distrarti pensando alla discussione avuta l'altro ieri con il tuo capo, oppure da pensare a quanto poco riesci stai riuscendo a concentrarti, prendi la tua mente per mano, per così dire, e la riporti gentilmente al compito, cioè osservare il respiro.

In questo modo ti alleni a mantenere la mente presente nel momento attuale, come dicevo, senza rimuginare sul passato né fantasticare sul futuro.

Questo ti abitua a giudicare di meno e a percepire di più.

Un uso semplice della mindfulness in terapia consiste nell'applicarla alle sensazioni sgradevoli. Cioè lasci il pensiero vagare attorno a queste sensazioni invece di tentare di scacciarle.

Quattro emozioni sgradevoli sono tipicamente la paura (cioè l'ansia), la tristezza (come nella depressione), il dolore (ad esempio per una perdita) e la rabbia.

Nella mia esperienza clinica ho potuto vedere che la mindfulness funziona soprattutto con la tristezza e il dolore. Meno con l'ansia e ancora meno con la rabbia.

Il procedimento consiste nel concentrarsi inizialmente sulla sensazione che t'infastidisce, ad esempio la tristezza.

Chiudi gli occhi e senti la tristezza dentro di te.

Invece di scacciarla o combatterla, prendi atto della sua esistenza.

La riconosci e la identifichi. La senti dentro di te.

Poi, con  l'immaginazione, la porti fuori davanti a te, come se fosse una palla, dicendo a te stesso che ti rifiuti di identificarti con essa.

Senti la tristezza, ma tu non sei la tristezza.

Le emozioni e gli stati d'animo non sono fissi, sempre uguali a se stessi.

Vanno e vengono, ora ci sono e li senti più forti, ora più deboli.

A questo punto inizi a "giocare" con questa palla che hai di fronte a te e ad adottare un atteggiamento di curiosità. Fai come lo scienziato che cerca di capire cos'ha davanti.

Analizzi la tua tristezza, la giri, la apri, la smonti e la rimonti. Cerchi di capirne le sfumature e le tonalità delle sensazioni che ti causa.

Sempre ricordando a te stesso che tu non sei quella tristezza.

Se puoi fare questo per alcuni minuti, ti renderai conto che l'intensità della sensazione sgradevole diminuisce. Continuando ancora, puoi arrivare ad estinguerla, e alla fine dell'esercizio addirittura meravigliarti che prima la sentissi.

Come dicevo questo metodo non è così indicato, a mio avviso, per le sensazioni ansiose, soprattutto quelle a base ossessiva.

Ed è facile intuirlo: se l'ossessività consiste nella rimuginazione, stare a pensare alla cosa che t'infastidisce potrebbe produrre effetti negativi anziché positivi.

Ma i modi in cui si può soffrire d'ansia sono molti e ognuno risponde a modo proprio ai tentativi di cambiamento.

Dunque, come capire se la mindfulness può essere adatta a te?

Semplice: provandola e stando attento agli effetti che ti provoca.

Se dopo qualche seduta di non più di 10-15 minuti una o due volte al giorno, ti sarai reso conto che ti fa stare meglio, puoi provare a continuare.

Ma se già dopo alcune sedute ti senti peggio e ti trovi a rimuginare più del solito, allora sarà meglio smettere e cercare magari un aiuto specialistico._


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