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Il lato buono delle ossessioni

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Il lato buono delle ossessioni

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generale - 26/01/22

Ovvero: quando il bisogno di controllo ti viene in aiuto. Parlando di ossessioni, potresti pensare che si tratti di una cosa sempre negativa. E invece oggi vorrei dimostrarti che anche l'ossessività, se ben gestita, non è un limite, ma anzi può  aggiungere valore alla tua vita.



Il disturbo ossessivo o ossessivo-compulsivo è un disturbo d'ansia che ha alla sua base un forte bisogno di controllo.

L'ossessivo non è mai sicuro che le cose andranno bene e quindi sente costantemente la necessità di controllarle, cioè di verificare che stiano andando come vorrebbe lui, e di intervenire attivamente quando non vanno come dovrebbero.

Murphy, quello della Legge di Murphy, era sicuramente un ossessivo.

Se soffri di un disturbo ossessivo potresti ad esempio tornare e ritornare sempre sugli stessi pensieri intrusivi, o più precisamente, ti sembrerà come se siano quei pensieri a ritornare continuamente da te.

Oppure ad avere dei rituali compulsivi, in cui ripeti gli stessi gesti e comportamenti più e più volte, lasciandoti ogni volta con la sensazione che qualcosa resta comunque e sempre fuori posto.

O a farti delle domande senza risposta, il cosiddetto dubbio ossessivo, e ad accanirti per volerle trovare a tutti i costi. L'esempio più classico sono le domande esistenziali: "Da dove veniamo? A cosa serve la vita? A cosa serve l'universo?"

Se ti vuoi provocare da solo un disturbo ossessivo, il modo più semplice è farti il più spesso possibile domande come queste.

I lati positivi dell'ossessività


Messa così, potrebbe sembrarti che l'ossessività sia sempre una cosa negativa, da debellare.

Ma ogni tratto psicologico, quindi anche l'ossessività, non è mai del tutto negativo o del tutto positivo.

Se una cosa è patologica, lo si decide in base ai limiti e al disagio che causa alla persona. E a quelli che con lei hanno a che fare.

Come abbiamo visto nei video dei giorni scorsi, le emozioni possono diventare ostacoli oppure dei catalizzatori positivi, dei facilitatori. E questo può valere anche per l'ansia.

Iniziamo quindi a vedere i lati positivi dell'ossessività.

L'ossessivo è quasi sempre una persona precisa, ordinata e puntuale.

Una delle domande che faccio spesso quando parlo di questo argomento è: "Se dovessi essere ricoverato per un'operazione, preferiresti che fosse un chirurgo pignolo e preciso, a occuparsi di te, oppure uno cialtrone, disordinato e con il camice sporco?"

La risposta è ovvia.

Ossessività significa ordine, cioè voler imporre alle cose un ordine, una prevedibilità. Che poi è tutto ciò che fa la scienza: cercare ordine e prevedibilità.

Quindi finché si resta nei limiti di ciò che è utile, ricercare l'ordine è una buona cosa. Se tu riordini e pulisci casa tua, è una buona cosa. Se appena hai finito ricominci subito perché hai visto un granello di polvere là nell'angolo, e quindi ti dici che potrebbero essercene altri, chissà dove, allora soffri di ossessioni.

Se tu vedi il mio studio, è tutto in ordine e pulito, allineato e coperto. Perché grazie al lavoro che faccio ho imparato a gestire la mia ossessività e quindi lei lavora per me. Non il contrario.

Dovresti farlo anche tu!

Quando l'ossessività prende gli steroidi


Ma c'è un livello ancora superiore al quale l'ossessività non patologica può farti da booster, da retrorazzo per spingerti verso il successo, in qualunque modo tu abbia deciso di definirlo.

Se tu studi la vita di una qualunque persona che abbia ottenuto risultati eccezionali, un uomo d'affari, un imprenditore o uno sportivo, vedrai che queste persone hanno in comune non soltanto la tendenza a essere un po' ossessive nelle cose di tutti i giorni, del tipo che abbiamo appena visto.

Sono ossessive anche su un altro livello, cioè hanno un'ossessione, piantata nella testa, che fa loro da motore e da organizzatore e che orienta tutte le loro attività.

In altre parole, sono consumate da una passione che permea ogni aspetto della loro vita.

Prendi ad esempio Borg, il celebre tennista, passato alla storia per aver vinto a Wimbledon cinque volte di seguito. Un giornalista gli domandò come avesse fatto a diventare il più grande tennista di tutti i tempi.

"Prendevo il treno".

"Come, scusi?"

"I campi d'allenamento erano lontani da dove abitavo, e così dopo la scuola dovevo prendere il treno ogni giorno, tutti i giorni, per andare ad allenarmi".

Prendevo il treno. Borg aveva la passione del tennis e così era disposto a fare dei sacrifici, ogni giorno, per allenarsi.

Oppure prendi Zuckerberg, il fondatore di Facebook. Chi lo conosce personalmente, dice che tu puoi iniziare a parlare con lui, chessò, di cocktail, e lui dopo dieci secondi trova il modo di riportare il discorso su Facebook.

Parli di automobili: "Sì, certo, e infatti su Facebook le automobili..."

Parli di donne nude: "Eh, infatti, e Facebook...".

Torna sempre lì. È monotematico. Ora non si chiama più Facebook, si chiama Meta, il metaverso, ma è la stessa cosa. È la sua ossessione.

Prendi Elon Musk. Lui poi di ossessioni ne ha più di una e in particolare, quella più ambiziosa, è andare su Marte.

Una volta si diceva: "E che vuoi, la luna?"

Oggi va di moda è Marte. Musk vuole essere il primo a colonizzare quel cazzo di pianeta e sta' pur certo che farà di tutto per riuscirci.

E gli esempi potrebbero continuare.

Per raggiungere qualunque obiettivo bisogna diventare ossessivi.

Più è ambizioso l'obiettivo, più bisogna essere focalizzati, quindi ossessivi. Bisogna essere capaci di fare piani a lunga scadenza, o meglio, di fissare un punto d'arrivo nel futuro che poi occorre perseguire a qualunque costo.

E per fare piani bisogna avere una corteccia frontale molto attiva.

Infatti, nelle persone che hanno subìto danni alla corteccia frontale diminuisce o scompare la capacità di fare piani, di pianificare.

E non è un caso che le persone ossessive, di solito, sono anche molto intelligenti.

Quindi, se hai degli obiettivi da raggiungere, è meglio che inizi a domare e a mettere sotto controllo il tuo bisogno di controllo._


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