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Personalità e temperamento - Come gestire ciò che non puoi cambiare

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Personalità e temperamento - Come gestire ciò che non puoi cambiare

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generale - 03/02/22

Avrai letto anche tu qualche volta la versione breve della preghiera della serenità: "Dio, dammi il coraggio di cambiare ciò che posso, la serenità di accettare quello che non posso cambiare, e la saggezza per capirne la differenza".

Una versione moderna e ancora più condensata potrebbe essere: "Se non puoi cambiarlo, impara a gestirlo".

Guarda tutto il video per scoprire come gestire ciò che non puoi cambiare, in almeno quattro modi diversi.



Di fronte alla prospettiva del cambiamento si possono avere diversi atteggiamenti.

"Niente si può cambiare"


Uno di questi atteggiamenti non ammette la possibilità di alcun cambiamento:

"Se uno nasce tondo, non può morire quadrato".

"Eh, ma io sono fatto così".

"I nostri caratteri sono incompatibili".

A me capita di ricevere persone che chiedono aiuto per un cambiamento, ma quando do loro i suggerimenti che dovrebbero attuare per fare quel cambiamento, mi rispondono: "Eh, no, questo non posso farlo. Io sono fatto così, che ci vuol fare".

E io rispondo: "Ah, perfetto, è capitato nel posto giusto. Qui, vede, abbiamo un assortimento di bacchette magiche in vari colori".

Anche se può sembrare paradossale, alcuni considerano il cambiamento personale come qualcosa che deve arrivare dall'esterno, qualcosa che deve succedere indipendentemente dalle loro azioni, persino dalla loro disposizione.

"Cambiami tu, senza che io debba fare nulla".

È l'idea della pillola magica, della bacchetta magica.

È molto autoassolutorio, e anche molto comodo. Ti permette di evitare di prenderti in prima persona la responsabilità di un cambiamento che tu vuoi fare.

Così, fra l'altro, se andrà male potrai sempre incolpare qualcun altro. Il terapeuta, ad esempio. O la tua carta natale, dove i pianeti erano messi tutti storti quando sei nato. Che sfortuna!

"Si può cambiare tutto"


Un altro atteggiamento opposto al primo, è: "Tutti possono cambiare tutto". È l'idea che ognuno di noi può fare tutti i cambiamenti che vuole e trasformarsi in una persona del tutto diversa.

Ovviamente, come sempre la verità sta nel mezzo. Si può cambiare molto, a volte moltissimo, ma le disposizioni di base restano.

Però - e questo è il punto - puoi imparare a gestirle.

Se non puoi cambiarlo, non sei obbligato ad accettarlo passivamente, come dice la preghiera della serenità, mettendoti l'animo in pace. Puoi imparare a gestirlo. E persino a utilizzarlo.

Carattere, personalità e temperamento


La personalità è composta dai modi tipici e ricorrenti di pensare, sentire e comportarsi di una persona. Modi che derivano da una combinazione di fattori genetici, ereditari e altri appresi durante il corso della vita.

In altre parole, ognuno è quello che è come risultato sia della genetica, sia dell'educazione e dell'esperienza.

La parte genetica della personalità con cui nasciamo si chiama temperamento, mentre il resto della personalità, o carattere, è il nostro modo di essere che abbiamo imparato nel corso della vita.

Il temperamento si esprime ad esempio come facilità a sentire una determinata emozione più spesso delle altre, ad esempio, la tristezza.

Se vuoi modificare la tua personalità, il temperamento non puoi cambiarlo, ma il carattere sì. Basta averne voglia.

E addirittura, la parte modificabile della personalità, il carattere, spesso può rimediare ai limiti temperamentali.

È quello che io chiamo trasformare un limite in risorsa.

Se tu ad esempio per temperamento sei una persona impulsiva, portata a rispondere in modo diretto e immediato agli stimoli o alle cose che gli altri ti dicono, puoi imparare l'autocontrollo.

In questo modo sentirai ancora lo stimolo ad agire d'impulso, ma riuscirai a controllarlo e a frenarlo in tempo prima di combinare troppi disastri. E alla fine lo sentirai molto meno.

Questo ci porta alla parte centrale di questo video: come gestire ciò che non puoi cambiare.

Gestire significa tenere sotto controllo. Però un controllo che funziona. Non l'eccesso di controllo, quello che il controllo te lo fa perdere.

Esiste sempre più di un modo per raggiungere un obiettivo e come abbiamo appena visto, se tu sei un impulsivo, puoi imparare l'autocontrollo.

Un altro esempio di inclinazione naturale: supponiamo che invece che una tendenza all'impulsività tu abbia, al contrario, una tendenza temperamentale, quindi congenita, alla tristezza, e magari soffri di depressione.

Come gestire ciò che non puoi cambiare



1) Un primo modo con cui gestirla è imparare a distaccarti da quell'emozione, come abbiamo visto nel video sulla mindfulness, di cui trovi il link in descrizione come video correlato.

2) Un secondo modo è capire che se sei spesso triste, non dipende da quello che ti capita, cioè dal mondo, ma probabilmente da te, cioè dal tuo temperamento.

Nemico conosciuto è mezzo vinto, come si dice.

Perciò quando la prossima volta sentirai la tristezza, puoi dire a te stesso: "Ah, sì è di nuovo quella scema che si fa avanti, che pensa che io debba per forza essere triste".

Essere volontariamente coscienti in anticipo che qualcosa di sgradevole potrà succedere, è un modo eccellente per diminuirne l'impatto quando succede davvero.

3) Un terzo modo, molto diretto, è contrapporre alla tua inclinazione naturale alla tristezza il suo opposto. Potresti ad esempio circondarti di persone e situazioni allegre o buffe, scherzare spesso eccetera.

Non c'è argomento o pensiero così serio da non poter essere dissacrato e distrutto, con un po' di sano umorismo.

Quel luogo comune secondo cui comici e pagliacci sarebbero le persone più tristi che ci sono, potrebbe essere vero. Ma la loro scelta di occuparsi per mestiere di comicità potrebbe non essere affatto sbagliata.

Potrebbe, piuttosto, essere una scelta perfettamente sensata.

Perché il punto è: una cosa funziona o no?

A me interessa - e anche a te dovrebbe interessare - se una cosa funziona o no. E non se è la miglior soluzione possibile, la migliore di tutte.

Nella vita esiste anche un principio di economia e se una cosa funziona abbastanza bene e non ha troppi effetti collaterali, perché non usarla?

4) Un quarto modo, probabilmente il migliore di tutti, è opposto al precedente e consiste nel fare in modo deliberato ciò che ti viene spontaneo, finché non arrivi a conoscerlo così bene da imparare a metterlo sotto controllo.

Torniamo all'esempio dell'impulsivo. Magari sei un ragazzo che ha sempre fatto a botte, fin dalle elementari, attaccabrighe, provocatorio e ribelle. E i tuoi genitori, disperati, non sanno più cosa fare, non sanno come correggerti.

Ma una cosa utilissima che potrebbero fare - e che spesso infatti io suggerisco in questi casi - è iscriverti a una palestra di pugilato, di thai boxe o MMA. Uno sport di combattimento.

In questo modo imparerai tutti gli aspetti e le sfumature del combattimento. A volte ti faranno male, altre volte farai tu male a qualcuno, ma dovrai imparare delle regole. Perché in qualsiasi sport di combattimento ci sono delle regole, per quanto minimali.

E così poco alla volta diventerai anche più responsabile. E più in grado di capire quando certi comportamenti sono o non sono appropriati.

Non è un caso che molti ragazzi "difficili" trovino negli sport di combattimento una specie di riscatto. Magari restano sempre un po' "fumini", un po' impulsivi, ma smettono di andarsele a cercare.

È abbastanza raro che chi pratica sport di combattimento o arti marziali vada in giro a fare casino. Semmai è vero il contrario: praticando tali sport si diventa meno casinisti.

E non è nemmeno un caso - altro esempio - che molti soldati delle forze speciali ottengano alti punteggi alle scale della psicopatia, cioè ai questionari che misurano il tratto psicopatico della personalità.

Ma arruolandosi, trasformano la loro inclinazione naturale all'aggressione in una professione, con limiti e regole molto precise.

Perché questo è il vero modo per imparare a gestire ciò che non puoi cambiare._


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