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Cambiamento temporaneo e permanente

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Cambiamento temporaneo e permanente

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psicoterapia - 18/01/22

Una delle questioni importanti, parlando di cambiamento, è capire non solo se stai ottenendo i risultati che desideri, ma se sono risultati permanenti e generalizzabili, oppure solo dei palliativi dal funzionamento temporaneo.

Cosa significa?



Se ad esempio stai cercando di battere la tua ansia potresti pensare, come fanno molti, che distrarti ti sia di aiuto.

Magari soffri di pensieri o sensazioni disturbanti, e così uno stratagemma frequente è quello di tenere la tua mente impegnata in altre attività, in modo da non lasciare spazio ai pensieri intrusivi.

Se tu riempi un bicchiere di acqua, se ne aggiungi altra cade fuori, perché non ce n'entra più.

Peccato che questo stratagemma non funziona con i pensieri. Perché la mente è come un bicchiere bucato.

Quando l'hai riempita, se non ci metti dentro più niente si svuota da sola rapidamente, come se avesse un buco sul fondo. E siccome i pensieri ossessivi sono insistenti e ripetitivi, appena trovano che la tua mente è di nuovo vuota, ci entrano di nuovo.

E sei punto e a capo.

Ecco perché la meditazione, che consiste nello svuotare la mente, può non essere indicata in chi soffre di ossessioni.

Ed ecco perché gli stratagemmi come questo sono solo dei palliativi: ti risolvono il problema temporaneamente, ma appena ti rilassi smettono subito di funzionare.

Infatti, la persona ansiosa spesso ha difficoltà a starsene da sola con se stessa, senza far niente. Alcuni ansiosi non riescono addirittura nemmeno ad andarsene in ferie, per paura di essere assaliti dall'ansia appena si lasciano andare.

Quindi, sempre continuando con l'esempio, se stai facendo una cura per l'ansia, il criterio per capire se la cura è efficace è vedere come ti senti quando non stai facendo nulla.

Se riesci a stare solo con te stesso, senza doverti per forza tenere la mente occupata, allora vuol dire che la cura è stata davvero efficace, non un semplice palliativo.

Un altro criterio estremamente importante per capire la qualità del cambiamento è la generalizzazione dei risultati.

Sempre continuando con l'esempio dell'ansia, se tu soffri di una fobia, potresti fare un percorso terapeutico che riesce a estinguere la tua fobia. Tu hai la fobia dei rettili, la superi e quindi torni nel mondo sentendoti una persona nuova: incontri una vipera nel bosco, la scansi semplicemente e vai avanti con le tue cose. Perché non hai più quella fobia.

Ma magari ti metti alla guida e ti viene un attacco di panico in autostrada.

Questa situazione, purtroppo abbastanza frequente, indica che il cambiamento che hai fatto, superare la fobia dei rettili, era solo un cambiamento isolato, circoscritto, che non ha risolto la tua tendenza ad andare in ansia.

Non è stato quindi un cambiamento generalizzato, ma quello che Watzlawick e il suo gruppo di lavoro chiamavano un cambiamento di tipo I.

Il cambiamento generalizzato, o cambiamento di tipo II, lo hai invece quando superi la tua ansia in un certo ambito e poi, in altre situazioni simili in cui potresti sentire di nuovo ansia, non la senti più. Più è nuova e imprevista la situazione in cui avresti potuto essere ansioso, ma non lo sei, più il cambiamento che hai fatto sarà stato generalizzato e quindi di qualità più alta.

Questo è un modo veloce che il terapeuta può usare per capire che tipo di cambiamento hai fatto: se dopo un certo tempo che ti sei sbloccato il terapeuta vede che in altre situazioni continui a funzionare bene, senza andare in ansia - sempre restando nell'esempio dell'ansia, ma il discorso vale per qualunque tipo di problema - allora potrà concludere che hai fatto un buon lavoro.

Ed ecco perché, anche nel caso delle terapie e dei percorsi brevi, dopo che il cambiamento è stato ottenuto non è opportuno interrompere subito il trattamento, ma proseguirlo ancora per qualche seduta, per darti tempo di consolidare i risultati ottenuti e verificare la qualità del lavoro svolto._


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