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Sentirsi trasparenti: perché a volte ti sembra di non essere considerato?

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Sentirsi trasparenti: perché a volte ti sembra di non essere considerato?

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psicoterapia - 04/03/22

Michele ha poco più di vent'anni e si è rivolto a me per un problema di ansia esistenziale.

Paura di morire, di ammalarsi, paura della guerra appena scoppiata in Ucraina.

"A volte mi sembra di essere trasparente" dice. "Do sempre ascolto ai miei amici. Quando hanno qualche difficoltà mi vengono a cercare e io ci sono."

"Ma quando sono io a parlare dei miei problemi, anche se stanno attenti, anche se capiscono cosa sto dicendo, ho sempre l'impressione che siano... su un altro piano. Che se anche io non fossi là, a parlare, sarebbe la stessa cosa. Come se a loro non importasse di me."

"Hai presente questa pianta?" dice Michele indicando la grossa dracaena nel mio studio. "Ecco: come se io fossi quella pianta. Loro vedono la parte esterna, il tronco, le foglie, ma non sanno mai cosa c'è sotto la terra. Non sanno mai come mi sento davvero."



Inauguriamo oggi un'altra categoria di video. Dopo quella su gioco di sguardi e seduzione, dallo sfondo color arancio, farò dei video dedicati a singoli casi tratti dal mio lavoro di terapeuta e coach.

Li riconoscerai dallo sfondo grigio e i nomi sono ovviamente di fantasia.

Lo struggimento e il dispiacere di Michele per sentirsi così isolato, pur in mezzo agli amici del suo gruppo è lo stesso che chiunque almeno qualche volta ha provato.

Ma a lui riesce ancora difficile accettarlo, perché lo sta scoprendo solo adesso.

Gli spiego che quello che è vero per lui, il sentirsi trasparente, il rendersi conto che nessuno potrà mai sentire esattamente quello che sente, per quanto bene gli voglia e per quanto vicino a lui possa sentirsi, è vero per chiunque.

Se al posto tuo ci fosse un tuo clone, in tutto e per tutto uguale a te, un tuo gemello, che parlasse con il tuo amico al posto tuo, e tu te ne stessi di nascosto a spiare la scena, il tuo amico non si accorgerebbe di nulla.

Avrebbe l'illusione di parlare con te, ma non starebbe parlando con te.

Hai mai visto quel software, che prende il video di un attore e sostituisce la sua faccia con quella di un personaggio, anche del passato? Tipo Einstein, Marilyn Monroe o la Gioconda di Leonardo?

Ecco, sarebbe la stessa cosa. Sarebbe una simulazione, un'illusione.

Nessuno potrà mai sentire e capire esattamente quello che senti tu.

"Già... ma è molto triste" risponde Michele.

Ti sembra triste, gli rispondo, perché stai iniziando ad accorgertene da poco. Non avevi mai considerato le cose in questo modo, e adesso che te ne rendi conto, ti senti deluso. Come se ti sentissi derubato di qualcosa di importante.

"Sì, è proprio così" risponde lui.

Ognuno guarda al mondo dai propri occhi, e non potrebbe essere altrimenti. Tu vedi il mondo attraverso il filtro dei tuoi sensi e quindi ogni realtà che puoi illuderti di afferrare è solo una costruzione formata dalla tua mente, dal tuo cervello.

Vale per le immagini e vale per le sensazioni, per le emozioni.

Quello che senti non è necessariamente "vero". Non è che siccome sei triste, il mondo fa schifo. Sei tu che sei triste. Elimina la tristezza e il mondo riprende colore.

E questo vale per i tuoi amici, e vale anche per te.

"Già... però è triste" ripete Michele, sorridendo con amarezza.

Allora vado avanti e rincaro la dose.

Ti dirò di più, Michele: non solo ognuno vede il mondo attraverso i propri occhi, ognuno vede il mondo attraverso il proprio interesse.

Ognuno ha la tendenza a mettere prima quello che è importante per sé rispetto a quello che è importante per l'altro, a dare la priorità a ciò che lo fa stare bene.

Supponiamo che tu sia la persona più buona di questo mondo, sempre in prima linea a fare il bene per gli altri.

Perché lo fai? Qual è la tua motivazione? È sentirti bene, facendo del bene. Fare del bene ti fa sentire utile, buono. E magari anche importante.

"Ma se io faccio del bene può anche essere una scelta, perché ho capito che fare il bene è giusto" obietta Michele.

Certo. E la cosa giusta, perché la fai? Esatto, perché ti fa stare bene, con la tua coscienza.

È sempre lo stesso principio.

Fai del bene perché ti viene spontaneo? Sì, e ti fa stare bene.
Fai del bene perché è giusto? Sì, ti fa stare bene con la tua coscienza.
Lo fai perché hai una pistola puntata alla testa? Ti evita di morire, e questo ti fa stare bene.

Che tu lo faccia per mera sopravvivenza o perché vuoi stare meglio di come stai adesso, è sempre una forma di egoismo.

È solo che la parola "egoismo" viene usata sempre in senso negativo, però non dovrebbe essere così.

Egoismo vuol dire semplicemente pensare prima a se stessi che agli altri. E cosa può esserci di sbagliato in questo? Per far star bene gli altri devi prima star bene tu stesso, altrimenti rischi di fare casini.

Te lo immagini un terapeuta che cerca di far star bene un'altra persona, se lui stesso ancora non è in pace con il mondo?

O un genitore ansioso, che spera di crescere dei figli non ansiosi? Beh, buona fortuna.

Si torna sempre a quell'antico proverbio - cinese, ma va bene lo stesso: se ognuno spazzasse davanti a casa propria, sarebbe un mondo pulito.

Egoismo però non significa avarizia. Se tu hai ottenuto ciò che vuoi, ma te ne freghi degli altri, allora quello per me non è egoismo, è avarizia, grettezza.

Dopo questo lungo discorso, Michele resta in silenzio con il busto eretto e lo sguardo abbassato, nella tipica posa di quando qualcuno sta incamerando quello che ha appena sentito e lo sta processando mentalmente.

E siccome Michele è giovane, e ha una mente pronta, sorride, annuisce e passa all'argomento successivo. E questo mi conferma che la spiegazione è arrivata._


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