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Prostituzione relazionale, autostima e giudizio degli altri

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Prostituzione relazionale, autostima e giudizio degli altri

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generale - 29/03/22

Ti sei mai reso conto che la mancanza di autostima può renderti troppo vulnerabile al giudizio degli altri e soprattutto alle richieste degli altri?



L'autostima si può avere o non avere, ma si può sviluppare, o per meglio dire recuperare, dato che il bambino piccolo non si pone nemmeno il problema di avere un valore come persona.

Si può nascere timidi o introversi, per temperamento, ma questo non vuol dire di per sé scarsa percezione del proprio valore, cioè una bassa autostima.

La bassa autostima è qualcosa che impari durante l'educazione e attraverso le esperienze sociali che hai, specie nella prima infanzia. Finché nessuno ti mette in testa idee sbagliate.

Quando hai una buona autostima, non ti senti inferiore a nessuno. Come minimo ti sentirai alla pari. Ma più esattamente, non ti viene nemmeno da fare il confronto.

Se ne hai troppa, tenderai a trattare gli altri come strumenti, non come tuoi pari. Li tratterai come tratti la tua automobile: giri la chiave - o premi il pulsante - e ti aspetti che parta e risponda ai tuoi comandi.

Se invece ne hai persa troppa per strada, di autostima, cioè se senti di non valere come essere umano, potrai scegliere o di deprimerti subito e dare per scontato di non essere degno di stringere relazioni con gli altri, perché li vedi come esseri superiori a te, ai quali avresti poco da dare. E quindi ti isoli, resti solo.

Oppure puoi scegliere di rimandare la depressione, e nel frattempo asservire gli altri, che diventano in un certo senso il tuo dio. Come il cagnolino obbediente che fa sempre tutto ciò che il padrone comanda, anche tu ti metti a disposizione.

Ti chiedono di fare uno straordinario: "Sì, va bene". Ti chiedono di fare un lavoro che dovrebbero fare loro, ma tu accetti senza problemi. Ti chiedono di fare un lavoro che non ti compete: "Come no. Subito". Il capo ti chiede di lavargli la macchina: "Corro immediatamente".

Prostituzione relazionale


"Prostituzione relazionale" è indubbiamente un'espressione forte. L'ha creata Giorgio Nardone, a quanto mi risulta, per riferirsi a quelle persone che fanno sempre tutto per gli altri, anche quando non spetterebbe loro.

La prostituzione relazionale non si riferisce solo ai comportamenti, ma anche agli atteggiamenti. La prostituta relazionale dà ragione agli altri, fa propri i loro punti di vista e tiene sempre conto dei loro bisogni, mai dei propri.

Su cosa si basa questa modalità così servile di rapportarsi?

Sulla poca autostima.

Chi si presta alla prostituzione relazionale offre la propria dignità come moneta di scambio proprio come ogni prostituta, invece che per denaro, aspettandosi indietro un segno di approvazione.

Che però raramente arriva, perché l'utente della prostituta relazionale non ha bisogno di elargire ricompense o di elargirle spesso. Tanto sa che lei c'è sempre, quando ne ha bisogno. Basta schioccare le dita. Basta girare la chiave o premere il bottone.

La prostituta relazionale fa tutto da sola, non va convinta.

Quindi dal punto di vista dell'utente la situazione non è emotiva, è solo strumentale. Mi serve che tu faccia una determinata cosa per me. Quindi falla.

Il punto di vista della prostituta relazionale, invece, si basa su una questione emotiva sedimentata negli anni: il bisogno di approvazione e la conseguente paura del giudizio.

Il giudizio positivo degli altri è importantissimo, per lei. Perché non possedendo autostima, non può darselo da solo.

Non puoi dare ciò che non hai. Neanche a te stesso. È un principio generale. Vale per l'amore, vale per i soldi, vale per l'aiuto, vale per l'amor proprio.

Essere prostitute relazionali è una forma di dipendenza, un modo come un altro per essere drogati, per cercare disperatamente una gratificazione surrogata che non riesci a ottenere in altri modi.

E la cosa più triste è che siccome il rapporto fra utente e prostituta è strumentale, se sei la prostituta finirai per sentirti cercato non per quello che sei, ma solo per quello che sei in grado di fare.

Anzi, rispetto alla prostituta sessuale la situazione è ancora peggio. Perché chi si prostituisce sessualmente può sempre ragionare nei termini di sentirsi l'utente: il tuo cliente sfrutta te, ma anche tu sfrutti lui, attraverso la sua debolezza.

Fai un lavoraccio, ma almeno guadagni bene.

Devi mettere da parte la dignità, che però è un valore di cui alcuni possono fare a meno.

Ma fare a meno del senso del valore che hai come essere umano, questo è più pesante e più difficile.

Ecco perché, se hai paura del giudizio altrui, faresti bene a smettere di essere troppo indulgente con te stesso.

Presto o tardi arriva un momento in cui la prostituta relazionale perde l'equilibrio e si rende conto di aver passato la vita a inseguire un'illusione.

Arriva in terapia e si sfoga: "Ho fatto tutto per gli altri e guarda il modo in cui mi hanno ricompensato".

Come tutte le paure, anche la paura del giudizio si supera esponendosi, quindi accettando la possibilità che qualcuno resti contrariato quando ti rifiuterai di fargli da cagnolino.

Questo ti causerà un certo disagio, all'inizio, ma sarà come prendere una di quelle medicine di una volta, amare ma efficaci, soffrendo un pochino oggi per soffrire molto meno domani.

Ricordi? "Non lasciamo che tutto questo dolore vada sprecato!"_


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