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La psicotera­pia: che cos'è e come funziona

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La psicotera­pia: che cos'è e come funziona

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psicoterapia - 07/11/08

Potresti pensare che andare in terapia sia un impegno che durerà anni. Questo potrebbe scoraggiarti, anche se magari avresti bisogno di cure, e farti rinunciare per paura di non potertele permettere.

1.Introduzione
2.Come sceglierti un terapeuta
3.Quali sono le caratteristiche del buon terapeuta
4.Ciò che la psicoterapia non è
5.Perché andare in terapia
6.Perché la psicoterapia? Perché non un libro, un seminario o un amico?
7.Cenni sul funzionamento della psicoterapia
8.Cosa dovrebbe succedere in una terapia?

1. Introduzione


Stati d'animo - Quelli che restano - Quadro di Umberto Boccioni

Un tempo era così. I percorsi terapeutici duravano a lungo e le sedute erano anche due o tre alla settimana.

Oggi esistono invece possibilità diverse. Si può riuscire a risolvere molti comuni problemi in poco tempo, spesso entro le dieci sedute.

Quest'articolo tratta di cos'è in generale la psicoterapia, quali caratteristiche deve avere un buon terapeuta, come reperirlo e cosa succede durante le sedute.

2. Come sceglierti un terapeuta


Trovarti bene con il tuo terapeuta è importante, ma affidarti a lui lo è ancora di più.

Per questo, i modi per reperire il terapeuta che fa al caso tuo sono solo due: come referenza da una persona che conosci, oppure cercandotelo in prima persona. In ambedue i casi non è detto che sarai fortunato al primo colpo: persone diverse si adattano a professionisti diversi e la psicoterapia non fa eccezione.

Il criterio più importante che devi considerare nella scelta del terapeuta è: se il processo terapeutico riesce a darti buone sensazioni e a farti stare meglio secondo i tuoi criteri, allora va bene. Altrimenti cambia terapeuta. Se già uscendo dalla prima seduta ti senti peggio, è meglio tenerlo presente ed eventualmente cambiare. Escluso questo caso limite datti un termine di quattro o cinque sedute, prima di decidere.

È importante che tu non perda troppo presto la fiducia e in ogni caso ricorda che anche se una specifica terapia non è stata efficace, questo non è vero in generale.

Infatti, la ricerca ha chiarito che chi si rivolge alla psicoterapia a fronte di problemi personali riesce a stare meglio dell'80% di chi non lo fa e che i cambiamenti ottenuti sono durevoli.

3. Quali sono le caratteristiche del buon terapeuta


Vediamo in pratica quali sono le abilità che il tuo terapeuta deve avere.

Il buon terapeuta:

PuntoSa come instaurare e costruire una relazione con te.
PuntoConcorda all'inizio con te l'obiettivo terapeutico da raggiungere.
PuntoÈ pronto a darti suggerimenti quando glieli chiedi.
PuntoNon usa gergo tecnico o parole difficili.
PuntoSi lascia coinvolgere dal tuo problema, ma riesce a rimanere obiettivo.
PuntoNon sostiene che la terapia debba necessariamente essere dolorosa.
PuntoNon ti fa ritornare al passato senza necessità.
PuntoTi dà appoggio quando emergono sensazioni dolorose, ma non ti incoraggia a manifestare emozioni oltre la normale necessità di lasciar uscire quelle represse.
PuntoPuò aiutarti a sviluppare le abilità sociali necessarie in campo affettivo, di amicizia, intimità, piacere e di relazione con gli altri.
PuntoTi aiuta a sfruttare e a sviluppare le risorse che già possiedi e che possono essere più ampie di quanto credi.
PuntoTiene conto degli effetti che la terapia può avere sulla tua vita e sulle persone a te vicine.
PuntoPuò insegnarti a rilassarti profondamente.
PuntoPuò aiutarti a pensare alle difficoltà e ai problemi in modo nuovo ed edificante.
PuntoPuò utilizzare una vasta gamma di tecniche a seconda delle necessità.
PuntoPuò assegnarti dei compiti da mettere in atto fra le varie sedute.
PuntoTi fa fare il minimo numero di sedute necessario.
PuntoTi incoraggia ad avere fiducia in te stesso, a essere più autonomo, indipendente e fa sì che ti senta meglio dopo ogni seduta.

4. Ciò che la terapia non è


Più di ogni altra professione, la psicoterapia è oggetto di una satira spietata. Probabilmente non sono state ancora prodotte serie tv senza almeno un episodio dove il divertimento è assicurato dal comportamento eccentrico o incompetente del terapeuta. Sfortunatamente, però, la realtà può essere peggio della finzione. Come in ogni professione esistono terapeuti incompetenti e ciò può aver contribuito alla percezione distorta e negativa di ciò che il terapeuta fa.

Inoltre, gli esseri umani tendono a notare e ricordare molto di più ciò che va male rispetto a ciò che va bene. Ben lo sanno imprenditori e commercianti, per i quali è faticosissimo farsi un nome e facilissimo perderlo, a causa di una sola partita di merce avariata. Lo stesso vale per le professioni.

Vediamo quindi, innanzitutto, di definire ciò che la psicoterapia non è.

È necessario che tu senta di poterti affidare al tuo terapeuta, ma non devi sentirti a tuo agio in ogni momento durante le sedute. Se le domande e le osservazioni del terapeuta non ti provocassero mai neanche il più piccolo disagio, potresti non arrivare da nessuna parte.

A volte la terapia può raggiungere punte molto alte d'intensità, e in altri momenti sembrare un processo confuso, vago e privo di meta. Dovresti però essere sempre capace di percepire i cambiamenti che ti aspetti dal trattamento. In caso contrario, la terapia non sta funzionando.

Ogni terapia attiva, come quasi tutte quelle moderne sono, non è un semplice sostegno, ma un processo concordato e pianificato diretto verso un risultato. È escluso per definizione che una terapia di tipo attivo si trasformi in un susseguirsi indefinito di sedute, senza obiettivi e senza aver stabilito con precisione le condizioni che determineranno la fine del trattamento.

Tuttavia, alcune persone non hanno bisogno di terapia, ma di una consulenza o di un confronto periodico con il professionista allo scopo di chiarire alcune questioni importanti. Oppure degli incontri per imparare determinate capacità o abilità (coaching).

Il mio modo di lavorare, che mira a ottenere cambiamenti personalizzati, è in grado di soddisfare tutte e tre queste necessità.

5. Perché andare in terapia


Hai bisogno di una terapia quando senti che la tua vita è gravemente limitata.

Può sentirti così, oppure ciò può essere evidente dal tuo comportamento, cioè se ne accorgono prima gli altri. Ma in entrambi i casi ci sono dei blocchi che ti impediscono di svolgere una vita completa ed appagante.

Ansia, depressione, panico, fobie, disturbi ossessivo-compulsivi, adolescenti ribelli, abuso di sostanze, bullismo ecc. sono comuni tematiche che possono rendere necessaria una psicoterapia.

L'elemento comune è che i tuoi comportamenti, le tue sensazioni, i tuoi pensieri o le tue percezioni sono diventati inappropriati. Non capisci perché ti senti così arrabbiato, depresso, oppure così ossessionato da tutte quelle banalità, così impaurito dal nulla.

Ti senti inutile, senti che tutti ti odiano, che nessuno può volerti bene, che il governo ti dà la caccia come terrorista e che devi nasconderti.

Oppure senti che tutti dovrebbero amarti, ma non lo fanno abbastanza.

Ti stai rovinando la vita abusando di sostanze o gioco d'azzardo, malgrado il tuo desiderio di smettere.

Oppure ti lavi le mani fino a rovinartele, perfettamente cosciente di quanto tutto ciò sia senza senso e distruttivo.

Potresti picchiare a sangue tua moglie o la tua fidanzata, giurando però di amarla.

Allontani da te le persone, con i tuoi atteggiamenti arroganti e orgogliosi. Ti rovini da solo tutte le chance di successo sociale e professionale, eppure sei il primo a notare negli altri questi comportamenti così distruttivi.

Ti metti in relazioni masochistiche, ogni volta soffrendo gli abusi e l'insensibilità del tuo partner, ripetendoti che non farai mai più quell'errore.

Oppure sei colto all'improvviso da sudori freddi, il cuore inizia ad accelerare e ti ritrovi paralizzato dalla paura di fronte alla porta di un ascensore. Eppure sai benissimo quanto sicuri siano gli ascensori e che, infatti, avresti più probabilità di farti male scivolando in bagno.

In tutti questi casi c'è qualcosa che ti fa mettere in atto comportamenti, sensazioni e punti di vista disfunzionali. Sei consapevole di essere infelice, anzi spesso ti rendi conto che tutto ciò non ha senso, ma per qualche ragione non riesci a cambiare.

Come dico spesso, le persone arrivano in terapia per una ragione soltanto: perché sono convinte che ciò che sentono, pensano o credono sia importantissimo. Come se non esistesse nient'altro all'infuori di ciò.

Lo stesso si applica alle coppie rissose e agli adolescenti, che sembrano divertirsi con i loro comportamenti disfunzionali. L'adolescente che ruba e si fa continuamente di canne e amfetamine di solito lo capisce, ma siccome ciò lo fa stare bene, la sua vita inizia a ruotare attorno al perno della dipendenza. E questo gli impedisce di fare altro o costruire qualcosa nella vita. Anche se è difficile da ammettere. "Smetto quando voglio, lo faccio perché mi piace" è la risposta tipica.

Quando la tua situazione è così, sei in qualche modo bloccato.

Desideri, bisogni, motivazioni, sensazioni, pensieri e percezioni sono diventati disfunzionali e influiscono pesantemente sulla tua vita.

Il bambino fuori controllo, inviato dal giudice in terapia, è bloccato nello stesso senso in cui lo è l'adulto pauroso. E le loro terapie procederanno attraverso passi simili, anche se magari uno di loro farà scena muta e guarderà in basso durante le prime sedute.

Potresti essere bloccato persino di fronte al piacere. Infatti, di tutte le persone che arrivano in terapia lamentando problemi sessuali, solo una piccola minoranza ne ha davvero. Tutte le altre si scopre che sono a posto dal punto di vista fisiologico e degli organi sessuali, ma che alcune sensazioni (di solito paura e/o rabbia) stanno interferendo con la loro sessualità.

La stessa cosa accade in quelli che sono chiamati disturbi dell'alimentazione. La definizione corretta è invece "disturbi del comportamento alimentare", perché la causa del problema è a livello psichico, non del sistema digerente o altro distretto corporeo.

6. Perché proprio la terapia? Perché non un libro, un seminario o un amico?


Secondo il banale senso comune, la psicologia e la psicoterapia sarebbero le scienze dell'ovvio.

Ti senti dire: "A me sembra che tu non abbia nulla di cui essere depresso. Perché non te ne rendi conto da solo? Perché non puoi semplicemente leggerti dei libri sulla depressione e su come superarla e fine del problema?"

Oppure: "Sei così timido, cauto e riservato perché sei cresciuto con quel genitore così intollerante e volubile. Ora però non hai più alcuna ragione per restare così. Perché non ti dai una mossa?"

E anche: "È chiaro che con quel tuo atteggiamento arrogante da so-tutto-io indisponi proprio le persone che cerchi d'impressionare. Perché non ti calmi un po', prima che finisci disoccupato, senza amici e isolato dal resto del mondo?"

Semplice: perché non puoi.

Nella depressione è più facile credere che tutto di te sia inutile e sbagliato, anche quando la realtà grida il contrario, piuttosto che distogliere l'attenzione da questa convinzione/sensazione e dare uno sguardo più obiettivo a ciò che accade attorno a te.

Questo è il motivo per cui la depressione sembra così irrazionale: è una distrazione rispetto a qualcos'altro, che alla lunga porta alla rinuncia. Per questo la gente resta a bocca aperta se pur essendo così attraente, così pieno di talento e di successo piagnucoli, ti lamenti di non avere nulla e che non vali nulla.

Allo stesso modo per te, donna bella e intelligente, che ti lasci coinvolgere da un uomo disonesto e inaffidabile dopo l'altro, è più facile fare questo piuttosto che riconoscere l'insoddisfazione profonda verso te stessa e verso la vita. Non sei capace di darti valore da sola.

E quindi perché dovrebbero dartene gli altri?

Molte volte, le persone preferiscono vivere una vita di basso profilo e al di sotto delle proprie possibilità, piuttosto che affrontare sensazioni negative e potenti come la rabbia, il dolore o la paura.

È evidente che non metti in atto queste forme di autoinganno di proposito, bensì in modo inconsapevole.

Ed è proprio questa inconsapevolezza la chiave per rispondere alla domanda: "Perché la psicoterapia?" rispetto ad altri tipi d'aiuto. Siccome la razionalità spesso non c'entra, neanche la terapia deve per forza passare per vie logiche o razionali, ma può sfruttare logiche non ordinarie o che funzionano al di sotto della consapevolezza immediata.

7. Cenni sul funzionamento della psicoterapia


La psicoterapia è qualcosa di accessibile.

Non è un metodo esoterico, mistico e indefinibile al quale è necessario che ti converta, affinché funzioni. È un processo che anche tu puoi seguire. Il segreto è che non ci sono segreti.

In ogni buona psicoterapia ogni passo dev'essere comprensibile e avere un senso per te, anche se questo potrà rivelarsi solo a posteriori. In terapia potrai ricevere istruzioni strane o poco familiari, ma è importante che ti affidi e che segua attentamente le istruzioni. Il loro significato potrà esserti chiaro anche in un secondo momento.

Durante le sedute è fondamentale che anche tu assuma un ruolo attivo. La psicoterapia è un dialogo, sebbene di tipo speciale. Tu presenti dei dati e io ti offro delle idee su quei dati, insieme ad altri dati e a delle prescrizioni da eseguire fra una seduta all'altra. Quindi la palla passa di nuovo a te e così via.

Le cose che il terapeuta ti aiuta a scoprire su di te, la tua vita, le tue sensazioni, ti stanno aiutando ad andare nella direzione in cui vuoi andare, oppure no? Se la risposta è "no", hai il diritto di dirlo, perché forse qualcosa non sta andando per il verso giusto.

Ma senza la tua partecipazione attiva su ciò che avviene in seduta, o senza l'impegno a mettere in atto le prescrizioni che ti assegnerò, la terapia è solo uno sterile esercizio di pensiero, una serie di speculazioni interessanti che però non avranno alcun impatto sulla tua vita.

8. Cosa dovrebbe succedere in una terapia?


Rispondere in breve a questa domanda non è semplice.

Le relazioni interpersonali, anche quelle terapeutiche, non seguono schemi prefissati. Inoltre, come per ogni percorso personale, può non essere facile descriverlo a parole.

Se ti senti malissimo già alla prima seduta è meglio cambiare, come già detto. A parte questo caso estremo, paziente e terapeuta dovrebbero sempre definire all'inizio della terapia un limite di tempo o numero di sedute, entro il quale dovranno esserci stati dei miglioramenti.

Devi avere il tempo per renderti conto di come ti senti in seduta, e che questo tipo di conversazione è diverso da quelli che puoi avere altrove.

È anche importante non ossessionarti chiedendoti se la terapia stia davvero funzionando, o se ti piace davvero lavorare con un certo terapeuta, oppure se sarà in grado di aiutarti e così via.

Dai tempo al tempo. Altrimenti è come andare in palestra due volte e controllare subito i muscoli per vedere se sono già aumentati.

Ogni seduta di terapia dovrebbe sempre essere interessante e darti spunti di riflessione. Anche un po' intrigante.

A volte ti potrà sembrare strana, incomprensibile, frammentaria o inconcludente. Oppure farti venire voglia di smettere. In ogni caso dovresti sempre restare con la sensazione che qualcosa di nuovo e interessante sta succedendo. Dovresti essere curioso su cos'è che ti sta facendo sentire, pensare e comportare proprio in quel modo e su come i vari eventi della tua vita si collegano fra loro in modi che non avevi ancora considerato. Dovresti anche sentirti come se le tue sensazioni diventino man mano più "vere", nel senso di più autentiche, più genuinamente integrate e personali.

Se entro le prime cinque sedute non sarai riuscito a percepire nulla di tutto ciò, dovrai riportarlo al terapeuta. Potrebbe essere che in questo momento della tua vita la resistenza al cambiamento è ancora troppo grande. Ma la parola "resistenza" potrebbe anche essere un commento sulle capacità del terapeuta, che non sta riuscendo a essere efficace quanto dovrebbe. Oppure potrebbe essere che la relazione che si è instaurata fra te e il terapeuta non sia ottimale e che tu non ti senta a tuo agio con lui o con lei.

In ogni caso, parlagliene. Se non vedi spiragli di soluzione a questo problema e le cose non cambiassero in breve, cerca un altro terapeuta.

Ciò che più di ogni altra cosa deve interessarti in terapia è ottenere la cosiddetta esperienza emozionale correttiva.

Questa frase indica un'esperienza che farai attraverso le raccomandazioni, le indicazioni e le prescrizioni che ti darò, e che segnerà il momento dello sblocco. Il momento di rottura, cioè, fra il vecchio modo di percepire il problema e un modo del tutto nuovo.

Quest'esperienza non ha niente a che vedere con la razionalità e non si tratta di apprendimento. All'improvviso, senza sapere perché, ti senti meglio, più sano, più ben disposto, più deciso, più energico. Tutto è più chiaro e i sintomi sono scomparsi.

Questa è la magia che una buona psicoterapia può offrire.

La terapia non terminerà però subito dopo: è necessaria una fase di consolidamento, per far sì che le percezioni problematiche perdano completamente forza, che i nuovi schemi di reazione si assestino, si stabilizzino e diventino definitivi, per evitare ricadute.

Importante: non è necessario parlare del passato incolpando tua madre o tuo padre di tutto quanto. Il problema può anche essere nato nel passato, ma i suoi effetti si manifestano nel presente, quindi è nel presente che bisogna indagare per capire come funziona e poterlo risolvere. In ogni caso, sul passato non sarebbe più possibile far niente, perché è già passato.

A parte questi esempi generali, ogni terapia è un caso a sé e può essere difficile anticipare cosa succede. A volte lo sblocco avviene dopo poche sedute, a volte più tardi. A volte addirittura dopo la prima seduta. Altre volte, quando la terapia sembra ormai giunta alla fine, emerge un altro problema.

In tal caso dovremo rimboccarci le maniche e affrontare anche la nuova questione, se lo vorrai, per completare il lavoro._


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