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Come controllarsi: emozioni e sensazioni sono consigli, non obblighi

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Come controllarsi: emozioni e sensazioni sono consigli, non obblighi

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generale - 23/08/22

L'altro giorno una ragazza mi dice che è ancora persa dietro a un vecchio amore di alcuni anni prima.  Ancora "flippata", si diceva negli anni 80.

Non importa che lui fosse già fidanzato, quando si frequentavano, e che la ragazza in questione fosse solo l'amante.

Non importa che lui le dica che oggi "vuole stare solo con la fidanzata, non con lei" e che le abbia proposto di restare solo amici.

Non importa che lui non le scriva, né importano le altre storie che questa ragazza nel frattempo ha avuto.

Lei ne è ossessionata e ci pensa giorno e notte. Lo vuole, lo vuole, lo vuole. Se lui le scrivesse, mi confida, sarebbe pronta a prendere il treno e tornare subito da lui. Perché... lui è lui.

La passionalità ha ispirato innumerevoli opere, specialmente letterarie. Siccome la routine di tutti i giorni non lascia molto spazio alle passioni, e siccome molte persone in realtà non sono così passionali, nel tempo ci siamo convinti che un'alta passionalità sia una cosa desiderabile, da sogno.

Ma lo è davvero?



Nella misura in cui - come si diceva sempre negli anni 80 - una passione ti sta aiutando a perseguire uno scopo che ti sei prefisso, allora non è una buona cosa, è un'ottima cosa. Ti fa da motore.

Ma vivere le passioni in modo fine a se stesso, nel senso in cui alcuni artisti, ad esempio, "vivono di passioni", è rischioso. Perché se la tua vita ha significato solo fintantoché provi delle passioni, non sei più tu a comandare. Quello che ti succede non dipende da te, dipende dalla passione del momento.

Non sei più tu a decidere come agisci o non agisci, lo decidono le tue emozioni. Perché tu stesso hai deciso che debba essere così. Magari non una decisione consapevole, ma di fatto lo hai deciso tu, perché non facendo nulla per cambiare questo stato di cose ti sei dato il permesso di diventarne dipendente.

Il paragone più appropriato è sempre quello con la dipendenza chimica. Se agisci compulsivamente in base a ciò che senti, e non fai niente per arginare quest'impulso, sei come il drogato che appena sente il bisogno deve correre a farsi della sua sostanza preferita.

Pensi al tuo amore perduto, e ti metti a trafficare con il cellulare per scrivergli. E guai se non ti risponde subito.

Oppure inizi a rimuginare sull'idea di come sarebbe se ora lui ti scrivesse ecc.

Non sei padrone a casa tua. Una sensazione ti attraversa e devi correre a fare ciò che la sensazione ti dice.

Sei cioè soggetto a un obbligo.

Sei come il bambino che non riesce a pensare, non ha nulla a fare da filtro fra lo stimolo e la risposta. E quindi non può controllare ciò che gli capita. Sei come la nave in tempesta, in balia delle onde.

Cosa ben diversa è disporre invece dello spazio e del tempo mentale necessari per riflettere su cosa fare, una volta avuta una certa sensazione.

Stimolo, elaborazione, risposta.

Ti prendi del tempo, da persona adulta, per valutare le possibili conseguenze delle azioni che deciderai di attuare. Fai come i giocatori di scacchi, che prima di rispondere a una mossa cercano di prevedere gli sviluppi successivi della partita, a seconda della mossa che sceglieranno.

Per questo, emozioni e sensazioni non devono essere degli obblighi: tu hai il potere di considerarli come dei semplici consigli.

Come l'amministratore delegato di un'azienda, che ha sotto di sé i direttori dei vari reparti. Li ascolta tutti e a ognuno domanda: "Tu cosa faresti?" e loro gli danno un parere. Ma poi, in qualità di amministratore, scegli tu come agire. Non fai per forza quello che ti dicono.

Anche se sei per natura una persona passionale, puoi sempre imparare a controllarti, a creare uno spazio e un tempo prima di rispondere - anche letteralmente, ad esempio prima di rispondere ai messaggi in chat - e a non eseguire in modo cieco ciò che il cuore e altre parti del corpo ti ordinano di fare.

Puoi modulare le tue risposte. Puoi sentire un'emozione persino fortissima eppure decidere di non agire in base a essa.

Te la tieni dentro finché non decide di andarsene a molestare qualcun altro.

Una cosa utilissima, per aiutarti, quando senti uno stimolo particolarmente forte, è cimentarti in un'attività molto intensa, come ad esempio andare in palestra e fare un'ora di allenamento strenuo.

Se rispondi alle emozioni intense facendo qualcosa di ancora più intenso, sentirai di meno quell'emozione.

In tutti i manuali e tutorial di self-help ti senti dire che per battere l'ansia bisogna distrarsi. Sbagliato. Nessuno ti dice mai che il punto chiave non è la distrazione, ma l'intensità dell'attività alternativa che ti metti a fare in sostituzione.

Se ti senti giù di morale, impaurito o troppo innamorato, vai in palestra e sposta pesi. In molti casi basterà questo per farti sentire meglio.

Non solo. Oltre a dare il via ai ben noti processi biochimici scatenati dall'allenamento, che di per sé ti faranno sentire già meglio, avrai più senso di controllo su te stesso: ti viene una sensazione indesiderata, e tu invece di rispondere passivamente facendo per filo e per segno ciò che la sensazione ti dice, decidi di agire diversamente e di fare tutt'altro.

A chi è padrone a casa sua, gli ospiti possono solo dare consigli. Non ordini._


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