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Il lato oscuro del self-help

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Il lato oscuro del self-help

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formazione - 22/02/23

Ti sei mai chiesto perché, nonostante i libri che hai letto su come migliorarti, tutti i corsi fatti, e dopo aver provato tante strategie e nuove abitudini consigliate dagli esperti del self-help, non ottieni i risultati che vorresti?



Puoi essere un appassionato del cosiddetto sviluppo del potenziale umano, ma nonostante il tempo, l'energia e i soldi che ci metti, non ottieni i risultati che desideri. Ti senti frustrato e arrabbiato. Ti chiedi se devi davvero passare un'ora a meditare ogni mattina, fare docce fredde, a stare a bagno nei cubetti di ghiaccio, alla Wim Hof, e stilare interminabili liste di obiettivi e affermazioni positive.

"Ce la posso fare, lo so fare, so volare".

Insistere in qualcosa che non funziona è una definizione perfetta di ossessione.

Quindi probabilmente sei una persona ansiosa, che cerca delle stampelle, dei modi per coprire sensazioni di insicurezza e inadeguatezza.

Perché altrimenti avresti cercato di diventare migliore? Magari per colmare un vuoto dentro di te, per sentirti più motivato, più sicuro, più disciplinato. Ma più ci provi, più questo vuoto cresce e si allarga.

Chi tiene corsi di miglioramento personale sa benissimo che i partecipanti, in genere, hanno dentro un vissuto di insicurezza ed è per questo che quando esci da alcuni di questi corsi, ti senti meglio: perché tutta l'esperienza è creata apposta per farti sentire bene, per rassicurarti.

In questo modo avrai: primo, la convinzione che il corso ti sia servito; secondo, sarai portato a formare dentro di te idee positive nei confronti del corso. Così ti verrà voglia di fare anche quelli successivi, di livello superiore. E ovviamente più costosi.

Naturalmente c'è corso e corso: ci sono quelli dove il tentativo di legarti e venderti più materiale possibile è palese, ma ce ne sono anche che si preoccupano davvero di insegnarti a essere più equilibrato ed efficiente.

Poi, alla fine capisci: c'è una linea sottile, ma precisa, che separa il sano volersi migliorare e il farlo spinti dall'insicurezza.

Del resto, come dico sempre, l'ossessività può essere buona o cattiva, a seconda che tu riesca ad addomesticarla e quindi a utilizzarla, oppure che tu la subisca in modo passivo.

Il trucco per restare dal lato buono dell'ossessività consiste nel concedersi di sbagliare, nel prendere in considerazione a viso aperto la possibilità del fallimento.

Molti guru dell'auto-miglioramento ti dicono che non devi nemmeno considerare la possibilità di fallire, devi sempre pomparti al massimo - bam, bam, bam - non devi mai aspettarti meno del massimo dalla vita.

Altrimenti, se fai pensieri negativi crei realtà negative.

Ebbene, questa è superstizione. "Non fare pensieri negativi, altrimenti li fai avverare". E la superstizione, guarda caso, è uno dei volti dell'ossessività.

Ora, sono stati fatti esperimenti, ad esempio sull'autostima, dove hanno diviso i soggetti in due gruppi, quelli a bassa autostima e quelli ad alta autostima. Poi a entrambi hanno dato delle affermazioni da ripetere, tipo: "Io mi voglio bene", "Io stimo molto me stesso" ecc.

Quello che si è visto è che mentre con le persone ad alta autostima le affermazioni funzionavano, cioè dopo averle ripetute si sentivano meglio e la loro autostima era cresciuta ancora, le persone a bassa autostima si sentivano peggio!

Ed è facile capirlo, a posteriori, perché se tu non credi in te stesso, ma ti racconti che sei un grande, la classica vocina dentro di te ti farà notare che ti stai raccontando una cazzata. E quindi non funziona.

Se invece rinunci strategicamente alle pretese, considerando il peggio che potrebbe capitarti, sei immunizzato perché hai già messo in conto il fallimento. E quindi ti scarichi di dosso ogni pressione.

Puoi concederti di sbagliare mentre lotti per quello che vuoi. Non hai bisogno di vincere ogni volta, puoi semplicemente lasciare che la tua intuizione ti guidi. Tutto ciò che devi fare è procedere un passo alla volta.

In sintesi, il lato oscuro del self-help è quando ti concentri troppo sul risultato, invece che accompagnare te stesso verso il cambiamento.

Rimanere invece concentrati sul processo, con i canali sensoriali aperti per ricevere feedback, è più efficace rispetto al fissarsi sul risultato.

E ciò comprende la capacità di autocritica.

Arnold Schwarzenegger, pur essendo il migliore quando competeva per Mister Universo, era spietato con se stesso. Racconta, nelle interviste, che dopo aver vinto si chiedeva sempre: "Ma come avrà fatto questa montagna di merda a vincere?".

Cioè l'esatto contrario di: "Ce la posso fare" oppure "Io sono il migliore".

"Io sono il migliore" lo potrai dire quando lo sarai diventato davvero._


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