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Come educare i tuoi figli

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Come educare i tuoi figli

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La psicologia può essere utilizzata con successo per migliorare i rapporti all'interno della famiglia, ad esempio fra te e i tuoi figli. Tuttavia, è bene saper distinguere fra i vari modi in cui puoi farlo.

La Vergine e il Bambino con l'agnellino – Quadro di Leonardo da Vinci

L'educazione permissiva


Intorno agli anni 60/70 ebbe un grande successo di pubblico la cosiddetta educazione permissiva, secondo la quale i figli non andrebbero mai ripresi né puniti, onde evitare irreparabili traumi. A posteriori, e visti i risultati, possiamo dire che si è trattato di un errore.

Il processo educativo è almeno in parte equivalente a un apprendimento, e quando stai apprendendo hai bisogno di sapere se ciò che stai facendo è accettabile oppure no. I tuoi figli hanno bisogno di imparare non solo nozioni, ma anche regole.

E se "dimentichi" di stabilire per i tuoi figli il confine fra ciò che è accettabile e ciò che non lo è, stai fallendo nel tuo compito di genitore.

Quindi, se il troppo permissivismo non va bene, qual è la maniera appropriata di crescere i figli?


Gli errori della scienza?


Cerchiamo prima di rispondere a un'altra domanda.

Com'è possibile che la scienza abbia commesso un errore così madornale come quello dell'educazione permissiva?

A mio avviso le cause consistono nella complicità creata, da un lato, dal periodo storico in cui i rapporti di potere tradizionali erano pesantemente messi in discussione: gli anni delle prime contestazioni giovanili, dei figli dei fiori, ecc. Dall'altro, l'atteggiamento lassista (leggi: irresponsabile) di tanti genitori che trovarono più comodo metter la testa sotto la sabbia, che prendersi in prima persona la responsabilità di crescere i figli e farne persone adulte.

In altre parole, a un certo tipo di genitori non dev'essere parso vero che proprio dall'autorità scientifica venisse il permesso di essere così permissivi. "Lo dicono i giornali, quindi dev'essere così". Puro e semplice fenomeno di deresponsabilizzazione.

Avrai anche tu sentito dire che, sulle scoperte scientifiche, i grandi mezzi di comunicazione diffondono notizie che a distanza di tempo si contraddicono. Non è raro scoprire che qualcosa fa male, quando l'anno scorso ti avevano detto che faceva bene. Il disappunto per questo tipo di marcia indietro è comprensibile, anche se non devi dimenticare che per ogni errore ci sono state molte scoperte valide, che hanno prodotto progressi nelle tue condizioni di vita.

È la stessa malizia insita nella parola malasanità: mostri un solo caso di cure sbagliate e generi nell'opinione pubblica il terrore che tutto il sistema sanitario sia ormai sull'orlo del collasso, e che devi aver paura a farti curare.

Questo meccanismo è usato di continuo da ogni mass media, perché è noto che le notizie negative hanno molta più presa di quelle positive. A sentire il telegiornale, il mondo si troverebbe costantemente sull'orlo dell'annientamento.

La natura umana, è dimostrato, si lascia impressionare più dalle notizie negative che da quelle positive. È come fossimo tutti pervasi da un certo pessimismo di fondo, che ha ragioni di tipo biologico-evolutivo. Infatti, i nostri progenitori allo stato brado, proprio come gli altri animali, stavano sempre sul chi vive per prevenire possibili attacchi da parte dei predatori. Nelle società moderne non siamo più così spesso in pericolo di vita, ma siccome i cambiamenti biologici sono molto più lenti di quelli sociali, ci portiamo ancora dietro questa quota di ansia libera, che vuole vedere pericoli anche dove non ci sono.

Cronisti e direttori, quindi, sanno bene quali sono le "notizie che fanno notizia", e preferiscono pubblicare quelle che generano più audience, anche se ciò significa offrire una visione meno equilibrata della realtà.

Tuttavia, rispetto ad altri sistemi, la scienza incorpora un meccanismo di autocorrezione degli errori. Fa parte del modo di procedere della ricerca scientifica, rendere pubblici e criticabili i propri risultati. Può volerci un certo tempo, ma ogni volta che scopre che qualcosa non funziona, lo cambia.

Ma i media trovano più comodo lasciar credere che la scienza sia infallibile e, quando sbaglia, lasciare a lei il demerito. Non a chi aveva creato artificiosamente il caso.


Come educare i tuoi figli


Tornando a bomba, qual è la maniera appropriata di educare i tuoi figli?

È risaputo che essere genitori è il mestiere più difficile del mondo. Quindi darò semplicemente delle nozioni generali, che possono funzionare solo se inserite in un contesto generale di accettazione e amore, buona volontà e rispetto reciproco.

Se prendiamo a prestito gli insegnamenti del comportamentismo, possiamo affermare che i figli vanno lodati quando agiscono bene e ripresi quando si comportano male. Ma bisogna farlo in modo appropriato.

Vediamo come.

PuntoUna delle prime leggi del comportamentismo è quella dell'apprendimento per rinforzo.

Se quando tuo figlio mostra un comportamento desiderabile tu lo gratifichi – con una carezza, un'espressione gentile o una parola di apprezzamento – lui tenderà a emettere più spesso quel comportamento in futuro.

Viceversa, se di fronte a un comportamento indesiderabile lo punisci, quel comportamento diventerà meno probabile.

Ma c'è un "però": gli studiosi hanno visto che per qualunque specie animale, le punizioni date per estinguere i comportamenti indesiderabili funzionano meno rispetto alle ricompense per incoraggiare quelli desiderabili.

Ne consegue che devi usare le punizioni con molta più attenzione e parsimonia rispetto alle ricompense.

PuntoUna punizione che può rivelarsi efficace consiste nell'ignorare il comportamento indesiderato: non lo ricompensi e non lo punisci. Semplicemente lo ignori. Anche perché, se consideri che bambini e ragazzi hanno un bisogno di attenzione quasi disperato, ignorarli è già in sé una forma di punizione.

Devi però essere flessibile e basarti sui risultati che ottieni: quando questa tattica non funziona, occorre cambiarla.

PuntoAltri punti importanti sono l'intensità e la frequenza con cui elargisci ricompense e punizioni.

Per quanto riguarda le punizioni, il punto fondamentale è che la durezza della punizione o critica deve essere commisurata alla gravità del fatto commesso. Come genitore puoi essere tentato di lasciarti andare alla sfuriata sia per una mancanza grave, sia per un'innocua marachella. Ciò è sbagliato e diseducativo, perché tuo figlio ha bisogno di sapere non solo, come dicevamo prima, se ciò che sta facendo va bene o no, ma anche in che misura. Farai quindi bene ad adeguare le conseguenze dell'errore alla sua effettiva gravità. Sbaglieresti a trattare allo stesso modo l'essersi dimenticato di lavarsi le mani e l'aver dato un calcio al fratellino. Eppure accade abbastanza di frequente.

PuntoAbbiamo detto che il bilancio dovrebbe pendere largamente in favore delle ricompense piuttosto che delle punizioni. Ma sarebbe altrettanto inefficiente elargire lodi in modo generalizzato, per qualunque gesto.

La ricerca ha dimostrato che, fra tutti i modelli di rinforzo che si possono usare, il più efficiente in assoluto è il cosiddetto rinforzo intermittente. Devi cioè essere un po' imprevedibile rispetto al momento e all'intensità in cui fornisci la ricompensa. In tal modo il gioco si fa più interessante e sfrutti il meccanismo della novità, a cui tutti i cervelli sono sempre molto attenti.

PuntoInoltre, affinché siano efficaci, ricompense e punizioni devono essere somministrate subito dopo il comportamento. Più tempo passa, meno saranno le possibilità di apprendimento.

PuntoGiudica i comportamenti e non l'identità.

Se tuo figlio fa qualcosa di sbagliato, riprendilo dicendogli: "Ti sei comportato in maniera sbagliata" e non: "Sei uno stupido", oppure "Sei sbagliato". I comportamenti sono più facili da cambiare rispetto all'identità. Perciò se dici a tuo figlio: "Sei uno stupido" e come se aggiungessi, senza dirlo: "...e quindi non c'è molto da fare, perché sei stupido". Criticando invece il solo comportamento tu ammetti la possibilità – anzi, l'aspettativa – che la prossima volta starà più attento a non sbagliare.

PuntoInfine, ricorda: ciò che i tuoi figli vogliono più di ogni altra cosa è la tua attenzione. Sono disposti a tutto pur di averla, anche a comportarsi male: tanto vale che tu conceda loro la tua attenzione preferibilmente come ricompensa, cioè come conseguenza di comportamenti desiderabili anziché indesiderabili.

PuntoQuando ero sotto le armi, il nostro tenente istruttore ci insegnò fin dai primi giorni una semplice legge di vita: il modo migliore per non sbagliare è conoscere le regole.

Perciò sarà opportuno stabilire alcune regole per i tuoi figli, semplici e chiare, su ciò che è permesso e ciò che non lo è, e concedere ricompense e gratificazioni solo a ragion veduta._


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